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Visualizzazione dei post con l'etichetta amore

L'amore che ti meriti, Daria Bignardi

Parto da una premessa che mi aiuta sempre ad avvalorare la mia teoria sugli incontri con certi libri, per niente premeditati. Sono i libri che scelgono te. Non è così anche per voi? Daria Bignardi è una donna piuttosto promiscua, piena di talenti. Quelle donne che le guardi e ti chiedi: "Ma come fa questa a fare tante cose? E a farle bene?" Non mi è particolarmente a cuore, nemmeno mi è simpatica, ma la stimo profondamente per la sua intelligenza e la sua sottile ironia, mai sopra le righe.  L'amore che ti meriti è il primo dei suoi romanzi che leggo, un titolo che mi ha incuriosito, e sorpreso, perché mi immaginavo una trama completamente diversa da quella che poi ho scoperto. L'autrice racconta una storia e viviseziona le istantanee di una famiglia. Un dramma. Una scomparsa. Il silenzio che gela ogni cosa.  Un gigantesco senso di colpa. Sceglie di farlo attraverso due voci narranti, nonché protagoniste, quella di Alma e di sua figlia Antonia. La prima riporta il l...

Il giorno in cui diventai omofoba

  Questa è la storia di come diventai omofoba. Inizia così: C'era il sole e c'era il pc aperto sul tavolo. La bacheca di facebook non aveva da raccontare nulla di interessante. Finché... Un articolo mi incuriosisce. Titolo: "Davide e Alessia, la coppia trans che va in Ucraina per affittare l'utero". Nemmeno una volta, in vita mia, ho storto il naso davanti a un concetto d'amore che non fosse identico al mio. Mai. Ma questo cos'è? Amore? No. Quando Oriana Fallaci ammetteva di essere "fissata con la maternità", molti le ridevano in faccia. Io non rido. Io la capisco. Questo non è amore. La maternità è un'altra storia, non mi fa riflettere sulla legittimità di un amore, sull'intimità tra due corpi, su una vita fatta di due. Piuttosto, mi fa riflettere sul corpo che abito, che io amo e maledico spesso. Il problema, vedete, è che io ho una cosa che molti non hanno. Certo, parlo degli uomini. Io ho l'utero. L'a...

Mia, una storia d'amore

    Di cinema e di libri, di musica e teatro. Ma soprattutto della mia vita. Vorrei davvero riempire queste pagine secondo questi impulsi, che poi alla fine sono i più veri e i più "stimolanti" se consideriamo quanto la vita poi, rappresenti la migliore fonte d'ispirazione di ogni qualsivoglia scrittore, o aspirante tale.   Nella me più critica ci metto davvero tutto. A volte trovo l'ispirazione seguendo l'odore del caffè appena pronto, l'odore della casa pulita e l'aria che entra dalla finestra grande. Il dolce in forno, la cipolla che rosola in padella e dona alla casa quel senso di vissuto, vero. Magari è pura follia, ma io ripongo in queste piccole gioie i segreti del migliore esercizio per quanto riguarda l'arte dello scrivere.   Così oggi, dopo un periodo di assenza, torno a parlare di me con la storia di Mia. Mia è una meticcia di un mese e mezzo. Una lupacchiotta in miniatura. Come sono arrivata a lei? Come lei è ar...

Maleficent - Buonanotte bestiolina

      Ho un debole per le premesse, io. Sono quasi convinta che, anticipando il mio ultimo pensiero, io possa dare l'immagine più sincera di me. Che lo voglia o no, alla fine il lettore torna su, a queste prime righe, e nonostante il mappazzone di pensieri e critica appena digeriti, è esattamente qui che capisce il senso di tante righe.   Ci voleva Malefica per farmi amare la Jolie . Eccola qui, la premessa. Ma la critica poi è altra cosa, perché se sei onesta devi pure ammettere le imperfezioni. Quelle che, alla fine dei giochi e per un'assurda fatalità, ti faranno amare il film.   E con Maleficent accade questo. Al di là del fatto che io ami da sempre i cattivi, poiché "cattivo" porta con sé un margine di errore troppo grande, ma ragione più vera credo stia nella messa in scena un po' dark e malinconica del rapporto madre-figlio, il quale - credete a me - gioca in maniera del tutto similare al di qua dello schermo. Ho sempre credut...

Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi

Non lasciatevi ingannare dal titolo, se potete non fatelo mai! Io cerco sempre di "andare a pescare" un significato diametralmente opposto a quanto potrebbe evocare il titolo di un libro. E se quello che ne viene fuori mi incuriosisce, allora vuol dire che potrebbe piacermi. Così è stato con il libro di Marcela Serrano , L'albergo delle donne tristi . Comprato prima di partire per la Calabria questa estate, messo in valigia insieme a Il libro dell'inquietudine di Pessoa . La mia famiglia e alcuni amici mi guardavano sbarrando gli occhi, alcuni facevano l'espressione preoccupata, di quelle che vorrebbero dire: "poveraccia, chissà com'è depressa". Ma la realtà è che chi si trova al di là del libro, e di quella copertina che ricorda molto le donne Tahitiane di Gauguin, non ha idea di cosa raccontino quelle pagine. Non è un libro per donne tristi, è un invito profondo e sincero, a riflettere sulle questioni più note e allo stesso tempo i...