giovedì 19 settembre 2013

Rush. Al di là dello sport, dove esiste "l'uomo".




Ron Howard torna a collaborare con lo sceneggiatore Peter Morgan per la seconda volta, dopo aver portato sul grande schermo uno dei dibattiti più noti alla tv americana, con il film Frost/Nixon - Il duello. Lo sceneggiatore britannico in effetti vanta una certa familiarità con la storia moderna, ricordiamo altri titoli importanti come L'ultimo Re di Scozia, The Queen - La regina, o il film per la tv, ultimo capitolo di una trilogia dedicata a Tony BlairI due presidenti

Per quanto riguarda Howard, eravamo rimasti a Il dilemma, ultima pellicola della sua filmografia prima di arrivare a questo ritratto di una cronaca sportiva tra le più note, almeno per gli appassionati, che la Formula 1 ricordi. Curioso pensare che proprio gli anni in cui la vicenda si svolge, a cavallo tra gli anni '60 e '70, sono gli stessi che vedevano esplodere allora la serie televisiva che raccontava la vita comune nel Wisconsin, laddove un giovane attore stava per compiere il fatidico passaggio dietro la macchina da presa. 

Quando parliamo di film che sono al tempo stesso biografie, racconti più o meno fedeli di fatti realmente accaduti, di cronaca reale o sportiva, dobbiamo tener conto dei diversi rischi cui andiamo incontro noi spettatori, così come i fautori dell'impresa. E' chiaro che la difficoltà maggiore risieda nel riuscire ad attirare l'attenzione di quanti più spettatori possibili. Considerare la possibilità che molti non hanno vissuto quella determinata epoca, non sono a conoscenza di quei fatti, oppure semplicemente non hanno mai seguito una gara di Formula 1. Nel caso di Rush appunto, il rischio era proprio questo. 


Senza soffermarci troppo sulla vicenda, ma neanche troppo poco nel rispetto di quanti ancora non la conoscessero, diciamo che Rush è soprattutto la cronaca di una rivalità intercorsa tra due piloti, Niki Lauda/Daniel Bruhl e James Hunt/Chris Hemsworth. Entrambi partiti dalle piste della Formula 3, arriveranno poi a coronare il loro stesso sogno, quello di correre insieme ai "grandi", in Formula 1. Stesse ambizioni, stessa sfacciata voglia di vincere e di sfoggiare la stoffa del campione assoluto. Lauda però era la mente razionale, per quanto questo termine possa essere accettato quando si corre a 300 orari e anche più (credo...). Razionale forse perché a differenza di Hunt, trovava il tempo per fermarsi un attimo a pensare, e quando pensava Lauda pensava un "genio", anzi, un "computer", ed era così che lo chiamavano i suoi amici (e non). Lauda non era un simpaticone, e nemmeno sapeva farsi voler bene, al contrario del rivale Hunt, bello (e stronzo) e dotato di una spiccata indole alle relazioni di comodo, ancor prima che affettive. Sapeva bene, l'inglese, che avere tanti amici avrebbe potuto fare la differenza in determinate occasioni della vita, e non aveva torto. Quella mattina a Nurburgring, era il 1 agosto 1976 (e parliamo del film di Howard), Lauda voleva annullare la gara a causa delle terribili condizioni meteorologiche. A votazione, tutti i piloti, scelsero di correre, appoggiati dal leader del momento, Hunt. E' proprio su quel "Ring" poi, che avvenne l'imprevedibile.

Lauda esce vivo da quelle fiamme, ma in condizioni gravissime e con ustioni di terzo grado su quasi tutto il corpo. Un incubo, ma la voglia di vivere avrà la meglio. La voglia di tornare a correre, e "vincere" soprattutto. Sorprendendo medici, colleghi e spettatori di tutto il mondo, Niki Lauda torna in pista il 12 settembre del 1976, a distanza di poco più di un mese dal giorno dell'incidente.  

I veri Lauda e Hunt 

Al di là della cronaca sportiva, e lo dico perché sono completamente ignorante in materia, mi piace parlare di Rush come uno di quei film cui accennavamo sopra, che tenta un'impresa e la porta a termine in maniera impeccabile. Lo spettatore che guarda e non sa, cosa sia accaduto e cosa realmente si provi a veder sfrecciare auto e piloti, e le loro vite sospese, non si sofferma sul rigore della cronaca, dei fatti reali. Al contrario di quanto faranno i conoscitori e appassionati di Formula 1, è chiaro. La cosa incredibile è che lo spettatore comune vede il film e si sente risucchiato come in un rombo lungo 123', sente nella pancia e negli occhi l'emozione di chi lo fa da sempre e ama quello sport. E non credo sia un caso che anche Howard fosse un profano in materia, completamente lontano dai giri della Formula 1, eppure così attento a cogliere le sfumature dei protagonisti, le loro debolezze, le loro paure e la loro profonda intesa. Tutto questo un altro regista probabilmente non avrebbe saputo farlo, o almeno renderlo sullo schermo  e inserirlo in un contesto così "frastornato". Cogliere il lato umano dei suoi personaggi, così come accadde nel film A beautiful Mind, per dirne uno. Aiuta la bravura e la versatilità di un grande attore, quale è Bruhl. E non solo per le ore di trucco dedicate al volto ustionato o ai denti finti, parliamo soprattutto di un'interpretazione che porta con naturalezza chi guarda, a conoscere più da vicino la personalità di quest'uomo. Almeno a me è successo questo.


Howard punta ad affascinare e a conquistare gli occhi dello spettatore attraverso una padronanza registica che non ha bisogno di presentazione. Noi siamo incollati all'asfalto, a quei fili d'erba che vengono sollevati violentemente dalle auto, ma sembrano non soffrirne. Eppure il nostro reale interesse, ciò che vediamo e arriva prima al cuore che agli occhi, è circoscritto nei rari momenti silenziosi del film. Quelli brevi ma che sembrano eterni, fissati senza tempo e spazio sullo schermo. Gli sguardi tra Niki e James, la loro intesa, tutto ciò che correva lungo quel filo inafferrabile. Perché a volte nella competizione non c'è solo la voglia di vincere, e farlo a tutti i costi. Esiste qualcosa che va al di là dello spettacolo sportivo, di tutto ciò che ruota attorno ai miliardi per i diritti televisivi e tutto il resto. "Esiste l'uomo". E' qui che vince Howard. Ed è qui che Rush vi farà tornare, una volta usciti dalla sala...


12 commenti:

  1. Bene bene bene...mi hai fatto salire l'hype. Da moglie e mamma di appassionati di Formula 1 non posso certo esentarmi, e poi Ron Howard alla regia, a me piace tanto il suo cinema "Vecchio stile", è una garanzia. Dovrei andare in settimana.

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  2. Capirai da impazzire...poi sono curiosa di sapere che effetto fa a dei veri appassionati. Io prevedo il delirio...;) A me piace Howard, la penso esattamente come te, al contrario di molti che non lo vedono come degno regista. :)

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  3. Sarà che non mi piace la formula 1, anzi non mi piace nessun tipo di sport, sarà che ormai Ron Howard è bollito e che già il trailer di sta roba mi fa cascare gli zebedei, credo che questo rientra in quella categoria di film che se mai vedrò sarà perchè ho perso una scommessa e devo fare penitenza XDXDXDXD

    Io sto fine settimana mi butto a capofitto su You're next di cui ho sentito parlare benissimo ;-)

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  4. Beh se dovessi perdere la scommessa io dico che non ti andrebbe proprio male male...dai. Dagli una possibilità. Anche io sono completamente estranea alla Formula 1. =)

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  5. beh io sono estraneo a tutti gli sport, ma il fatto è che questo film gia dal trailer mi sa molto patinato, e tipicamente hollywoodiano, poi anche gli attori non è che mi piacciano un granchè

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  6. Ottima recensione, mi hai messo voglia di vederlo!! complimenti! anche se forse prima la pensavo come Myers ora avrei proprio voglia di dargli una possibilità!

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  7. Ai non appassionati di Formula 1 consiglio una chance. Anch'io sono estraneo a quel mondo e il paradosso è che il film (che è bello, sicuramente uno dei migliori di Ron Howard) mi è piaciuto ancora di più proprio per questo motivo : non sapevo come andava a finire, e ho imparato qualcosa su un argomento che non conoscevo. Tenete presente Rocky: ha appassionato generazioni di spettatori che non capivano nulla di boxe, con una comunicazione semplice e attenzione ai personaggi, si può.

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  8. Myers, io non lo considero affatto un tipicamente Hollywoodiano, ripeto, è la mia impressione può darsi che tu lo veda e confermi le tue idee al riguardo. Mai fidarsi dei trailer, io non li guardo quasi mai. ;)

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  9. Vittorio grazie mille!!! Sai che per me sapere di aver dato a un film una buona possibilità e aver incuriosito chi legge, è un po' come aver vinto una delle battaglie per cui da sempre mi batto: vedere è la parola d'ordine. Spero che tu possa apprezzare il film e spero che arrivi anche a te buona parte di quel che è arrivato a me. Perdona il gioco di parole. ;)

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  10. Andrea, innanzitutto: che piacere averti qui!!! ;) Sono pienamente d'accordo con te, gli si deve dare una possibilit\'e0. Al di l\'e0 del nostro disinteresse verso lo sport in questione. Giusto considerare quello che \'e8 accaduto con Rocky, non lo dimentico no. Ero una ragazzina che non capiva nulla di ganci e quant'altro eppure quanto mi gasavo con gli occhi della tigre...:D A volte certe storie per essere apprezzate devono essere semplici. A portata di tutti. Altrimenti si corre il rischio di non farle capire, e lo spettatore oltre a non interessarsi affatto a quelle storie poi, le ricorder\'e0 insieme a un altro film fasullo visto al cinema. Niente di più.

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  11. Howard è un onesto artigiano di hollywood che difficilmente sbaglia un film: è una persona intelligente ed è consapevole delle sue qualità e dei suoi limiti. E per questo film ha scelto, saggiamente, di raccontare le cose esattamente come sono andate: Rush è una pellicola di un incredibile realismo, non c'era affatto bisogno di manipolare una storia già bella 'cinematografica' di suo. E' la storia di due uomini, prima che due piloti, che nella rivalità trovano il coraggio di rispettarsi e stimarsi. La parte sana dello sport, nonchè una bellissima lezione di vita.

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  12. Vero Sauro, e lui ha fatto quello di cui avevamo bisogno noi spettatori comuni ed estranei alla Formula 1, ha preso il lato umano ed è andato oltre lo sport. Una bella lezione di vita, assolutamente sì. ;-)

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