giovedì 11 giugno 2015

Mad Max: Fury Road - Un Western fuori di testa

 
 
 
Questo Mad Max risulta essere così ben definito, tanto da spingere verso l'oblio della memoria cinematografica quegli spettatori che, come me, non hanno la più pallida idea di cosa sia stata la saga action di ben trent'anni fa.
Mad Max: Fury Road dunque non è da prendere come film a sé - anche se io ho fatto esattamente così. George Miller avvia la trilogia nel 1979 con Interceptor, proseguendo poi nel 1985 con Mad Max - Oltre la sfera del tuono.

Una volta assorbite e metabolizzate queste informazioni di base, arrivano i tormenti più complessi.
Tipo: "machedavero questo Miller di Mad Max è lo stesso che ha scritto Babe maialino coraggioso e diretto Babe va in città? E ha preso l'Oscar per Happy Feet e ha diretto pure L'olio di Lorenzo, quel film che faceva tanto piangere mamma davanti alla tv?".
Ebbene, sì.

Sembrerebbe assurdo e inspiegabile, proprio come l'ultimo Max di Miller. Eppure affascinante, ipnotico, violento e senza ragione alcuna che sappia soddisfare la nostra vasta gamma di interrogativi, sempre più insoddisfatti e assetati di risposte. Considerata la premessa, non posso avere un'idea globale del cinema di Miller, soprattutto della poetica e dello stile che è proprio della trilogia. Certo è che una vaga idea - seppur mia, seppur lontana alla più convenzionale - aleggi dal giorno della visione nella mia testolina confusa...
In questo contesto post-apocalittico, non del tutto chiaro, la terra è governata da un tale che si fa chiamare Immortan Joe. Una sorta di scimmione bianco, piuttosto inquietante, sì.
Il mondo è ridotto a una cittadella, abitata da predoni in alto e poveri disgraziati morti di fame e di sete, in basso.
Lentamente emerge la verità racchiusa in questo pezzo di mondo, dove nulla ha senso e tutto ruota attorno alla violenza e alla mancanza totale e a tratti ridicola di ragione o verosimiglianza. Io ho iniziato a capire qualcosa non appena gli occhi dell'Imperatrice Furiosa hanno trafitto lo schermo. Lì ho capito che a muovere quella storia, sarebbe stato ben più di una missione nel deserto. Ben più di una corsa in sella a una cisterna, ben oltre l'acqua o la mera sopravvivenza.
 
 
Le concubine di Immortan Joe vengono presentate come le beniamine di un autolavaggio per cuori infranti. Si pensa a un ricercatissimo tentativo di stravolgere l'etica e il pensiero più misogino. Le immagini si susseguono dall'inizio alla fine, sul filo sempre concitato di un montaggio tanto dinamico da non includere alcuna possibilità di immortalare l'attimo. L'estetica della messa in scena è isterica quanto ammaliante. Mentre mi agito sulla poltrona, rapita dal buio della sala e dalle luci frenetiche dello schermo, capisco di avere a che fare con un linguaggio cinematografico del tutto nuovo.

Per la prima volta capisco che il cinema può davvero ogni cosa. Nel senso che, solo il cinema può raccontarmi dell'uomo e delle sue manie autolesionistiche, attraverso una corsa folle nel deserto, una musica che taglia in due l'aria e pulsa nello stomaco. Attraverso lo schifo che è tipico dell'uomo, egoista, corrotto, sporco fino dentro le ossa. Però è come se fosse necessario attraversare il mare più rozzo e melmoso, per sfociare poi nella bellezza e nella possibilità vera che abbiamo, tutti, di salvarci.
 

 
Per cercare la parte migliore di noi stessi...
Durante questo interminabile viaggio, credo che l'uomo sia destinato a convivere con l'incanto e l'orrore. Sempre al suo fianco, entrambi. Pronti a scontrarsi, a separarsi o a ricongiungersi fino alla fine più catastrofica e imprevedibile, ma obbligatoria.
Non saprei definire il mio primo e unico Mad Max, certo è che questo Miller sia davvero un tipo in gamba. Mi parla di un uomo tormentato dalle voci del passato, più forte della sabbia del deserto eppure con evidenti difficoltà nelle relazioni umane. Un eroe balbuziente quasi. Timido, spaventato e feroce, come un cucciolo strappato alla madre.
Anche lui, come lo spettatore, vittima di una violenza che arriva a strafare, fino a farsi parodia di sé stessa. In questo deserto mi sembra di vivere in un western folle, mai visto prima.

Niente cowboy nemmeno l'eco di una cavalcata, nemmeno pistole e rumori da saloon. Solamente la follia, quella che non ti fa capire più nulla, ma ti seduce e ti ricorda che appartieni a questa razza che ti definisce "umano".
Che sia l'avventura di un maialino, di una donna in cerca di redenzione, che sia il mondo umano o animale, la vita vuole che per trovare il meglio devi aver assaporato il suo esatto e diabolico contrario.
Corriamo lungo le dune di questo deserto, ma solo alla fine capiamo chi è più folle.



12 commenti:

  1. Beh, ora ti tocca recuperare perlomeno i primi due, sorpatutto il secondo. Anche se Fury Road secondo me li sorpassa a destra mostrando persino il dito medio.
    Comunque, confermi la potenza Milleriana, che raggiunge al cuore anche chi, come te e il mio ragazzo, di Mad Max non aveva mai sentito parlare! :D

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  2. Assolutamente sì! Devo recuperare questa trilogia fin dall'inizio, sono curiosissima di vedere Mel Gibson nei panni di Max, e dopo averlo conosciuto con il volto di Tom Hardy la voglia sale a mille. Grande grandissimo Miller!!! =)

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  3. Sono contento... Hanno saputo fare un buon film, che non denigra l'eredità del primo film.

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  4. Sì, sembra proprio che tutti i fan della saga siano rimasti più che soddisfatti. ^_^

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  5. Una meraviglia questo sequel! Anche senza essere fan della saga!

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  6. Meravigliosamente folle. O viceversa. ^_^

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  7. Secondo me il gran merito del "nuovo" Mad Max è quello di non essere affatto un film "nostalgico" ma, al contrario, di aver saputo rimuovere tutti i retaggi del passato per girare una pellicola adrenalinica e modernissima, che valorizza al massimo la tecnologia e sfrutta temi di strettissima attualità (alimentazione, ecologia, femminismo) in un mix esplosivo di due generi (fantascienza e western) super classici.
    In poche parole... nel suo genere, un capolavoro.

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  8. Grande Miller, e grande film.
    E urge il tuo recupero dei precedenti.

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  9. Sauro assolutamente sì. Credo che aver sfruttato i mezzi più moderni per divulgare messaggi presenti fin dalle origini della storia dell'umanità sia stato decisivo. La follia racchiude in sé tutte quelle metafore che vanno dall'orrore alla bellezza e per lo spettatore diventa un'esperienza travolgente, unica. =)

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  10. Da amante della saga, toccherà vederlo! ^^

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  11. Non gli davo fiducia, per nulla, invece ora lo guarderò, mi hai incuriosito.
    Aspetterò il dvd, al cinema non ci vado da millenni :-P

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