giovedì 18 aprile 2013

Borotalco, fotoromanzo timido e smargiasso degli anni '80.


Gli anni '80...che meraviglia e quanto rammarico per non averli vissuti davvero. Ci penso sempre, e l'idea di immaginare la mia vita proprio in quegli anni mi fa sognare tutto ciò che purtroppo, per me, resterà solamente l'età dei miti, contraddistinta dal sapore della scoperta; nascono i cd negli anni '80 e la gente andava al cinema a vedere The Blues Brothers, oppure Blade Runner, Shining o il Batman di Burton...

Anche in casa nostra però, quegli anni hanno segnato una delle epoche più belle che si ricordi. Ognuno ha i propri miti, parliamo di cinema in questo caso e con questa parola "mito" io mi riferisco a tutto ciò che ha accompagnato la nostra infanzia e ci ha visti crescere. A Roma solitamente quando si parla di miti cinematografici, si pensa a loro: Alberto Sordi e Carlo Verdone. Oggi voglio parlare di Carlo però, di uno dei film più riusciti del regista e attore romano, Borotalco. Questo film esce nel 1982, è il terzo lungometraggio per Verdone, dopo la straordinaria doppietta messa a segno con Un sacco bello e Bianco, Rosso e Verdone, e per la prima volta la storia prevede un unico personaggio. Scritto insieme a Enrico Oldoini, Borotalco, racconta di due giovani rappresentanti di enciclopedie musicali, Sergio e Nadia

Lei, Eleonora Giorgi, è bella, spigliata e fan sfegatata di Lucio Dalla, fin da subito esatto opposto del goffo e impacciato Sergio. A dare il vero lancio al film è l'incontro di Sergio a casa di un cliente, con un tale Manuel Fantoni. Questo personaggio ha tutto ciò che serve per incarnare l'uomo misterioso, affascinante e affabulatore contraddistinto da un formidabile spirito avventuriero. Angelo Infanti, oltre ad essere una garanzia per i personaggi inventati dal regista romano, è di una efficacia incredibile. Lo ricordiamo in Bianco, Rosso e Verdone, nel film In viaggio con papà e il suo Manuel Fantoni gli fa vincere addirittura un David di Donatello per il miglior attore non protagonista. A completare il cast azzeccatissimo direi, ci sono poi Christian De Sica, l'amico ciociaro e combinaguai che regala all'attore uno dei migliori ruoli di cui può andar fiero, e il grande, immenso Mario Brega che qui si cimenta nell'autorità grezza e intimidatoria del suocero Augusto. Non c'è bisogno di ricordare la sequenza nella drogheria  e le battute epiche entrate definitivamente nel linguaggio comune di ogni singolo cittadino romano (e non). "A Sè, pensa che è mi fija."


Ma al di là della comicità spontanea che gioca molto con l'improvvisazione, cosa fondamentale per la riuscita del film, quello che fa di Borotalco un piccolo capolavoro della commedia italiana è l'aver fotografato quegli anni lì, aver raccontato una storia semplice che parlava ai giovani. Già, perché la cosa più importante che ha fatto Verdone è stata la timidezza e la modestia con la quale si presenta il film. Parlando dei miti e su cosa realmente fossero per i ragazzi, gli stessi che si stupivano della bisessualità o omosessualità dei loro beniamini. "Burt Lancaster? Noooo". Oggi ci si stupirebbe per così poco? Siamo così diversi da quei giovani lì e molto probabilmente oggi, un Manuel Fantoni in casa a raccontarci della sua avventura a Genova,  e del suo cargo battente bandiera liberiana, non ci farebbe nessun effetto. 


Quell'ingenuità e quella voglia di scoprire, di sognare e di voler rompere la noia (lo stesso Infanti nel film dirà a Sergio che la sua voglia di raccontare storie nasceva anche per sconfiggere la noia) puntando sull'immaginazione. L'ingenuità poi che pretende di camuffare con il pizzico di un moscerino, quel che a tutti gli effetti sembra il braccio di un ragazzo che si buca. (Eppure Sergio non mentiva...). Come lo stesso Verdone racconta da sempre, Borotalco è il suo miglior film, il preferito dal papà Mario, il film che ha riempito una decade straordinaria nella carriera di questo regista. 
Leggero, timido e smargiasso. Che ti fa sorridere e riflettere allo stesso tempo. Ma che, soprattutto, ti fa amare il cinema e la comicità pulita, magari grezza a volte, ma spontanea, genuina.


Borotalco vince ben 5 David di Donatello, Miglior film, Miglior attore protagonista Carlo verdone, Migliore attrice protagonista Eleonora Giorgi, Miglior attore non protagonista Angelo Infanti e Miglior musicista a Lucio Dalla e Fabio Liberatori.
Due Nastri d'Argento Miglior attrice protagonista Eleonora Giorgi e Miglior Colonna sonora a Lucio Dalla e Fabio Liberatori.
La Giorgi si aggiudica pure un Montreal World Film Festival per la migliore interpretazione femminile.

*E Lucio Dalla, quando seppe delle sue canzoni e del suo nome apparso sui manifesti distribuiti da Cecchi Gori, si infuriò non poco con il povero Carlo. La rabbia poi però passò, per cedere il posto alla gloria di un successo enorme di cui Verdone e il suo Borotalco, lo hanno reso grande protagonista. Erano quelli gli anni della Dalla Mania, e gli Stadio si preparavano ad esplodere...



4 commenti:

  1. Oh si davvero carino questo film. Anche se devo ammettere che non vevo guardarlo. Alla fine mi sono dovuta ricredere :) è stata una piacevole visione.

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    1. Eh si Ade, a volte i pregiudizi ci fanno perdere troppe cose. Questo è uno dei più riusciti di un regista che ha segnato la mia infanzia. Gli voglio bene come fosse un mio zio, magari il più simpatico e pacioccone della famiglia...^_^ Credo che di quegli anni, almeno fino al 95, la sua filmografia meriti di essere recuperata.

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  2. non sarà un capolavoro e non sarà neanche il migliore Verdone però ogni volta che lo becco in tv mi attira come una calamita e mi fermo a guardarlo...

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    1. Questo è l'effetto che Verdone fa quasi sempre a me, anche con i peggiori filmetti più recenti. Anche se Grande, Grosso e Verdone proprio non ce la faccio...*___* Per me Borotalco ha un'essenza e quel pizzico di poesia genuina come nessuno dei suoi migliori film. Certo ne ho tanti da mettere nella top di Verdone, almeno una decina sono intoccabili per quanto mi riguarda, ma questo ce l'ho nel cuore...=)

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