lunedì 5 gennaio 2015

Francesco D'Isa - Anna. Storia di un palindromo

 
 
Durante questi giorni passati senza scrivere, perché non potevo proprio, ho letto molto. Direi che non tutti i mali vengono per nuocere, e ci credo pure, ma giusto un po'. Quel po' che viene spedito e salvifico, da una delle letture più piacevoli di questi giorni di abbuffate e svariati nulla. Anna. Storia di un palindromo, una storia d'amore che in realtà non lo è.
 
Conosco Francesco D'Isa come scrittore, lo conosco ora, con la storia di Anna. Curiosa incongruenza la mia, vista la sua già ben affermata fama di artista, soprattutto visuale, la cui ascesa tocca e si lega con gli ideali del connettivismo. Precisiamo però che D'Isa non può considerarsi esponente del suddetto movimento. Be', non chiedetemi cos'è perché a spiegarlo è davvero complicato. Io l'ho capito anche leggendo Anna, libro anche surreale, a tratti, e potrei azzardare dicendo che, si tratti con buone probabilità, di un movimento o di un ensemble di artisti - suona meglio -  il cui fine ultimo è quello di indagare, cercando risposte (senza tuttavia trovarle, al massimo permettere che queste si moltiplichino all'infinito) attraverso filtri e lenti deformanti, nei quali i tempi si mescolano e l'arte, lei sola, si fa speranza e vittoria nell'apocalisse odierna.
 
Nella confusione tempi e pensieri si alterano, togliendo agli uomini la possibilità di tracciare un netto confine che separi la vita reale dalla vita pensata, sognata. E forse l'arte soccorre gli uomini e i mali della mente, proprio per fornire linguaggi e metodi di indagine sempre nuovi. Forse per capire il mondo che ci ruota attorno, per continuare a porci sempre nuove domande, dovremmo cimentarci in linguaggi differenti, fare il salto di qualità che scardina la teoria dell'indispensabile e minimo. E se non è mai abbastanza ciò che facciamo?
 
Lui e lei si incontrano. Clinica Monterosa. Lui è il medico, il neurochirurgo. Lei la paziente, affetta da crisi epilettiche, sintomo tra i tanti, di un tumore benigno, ai più noto come angioma. Non è il classico incontro, non è il romanzo rosa che gioca a fare il noir, auto abbellendosi di mistero e ambiguità. Credo che allo scrittore, il quale esordisce nel romanzo proprio con Anna, venga naturale procedere in maniera per nulla lineare, e credo pure nel suo stile innato che è affilato e ironico, seppur poco articolato - nel senso di "pulito, privo di fronzoli", e dunque mi piace. Deve piacermi per forza. Il romanzo corre lungo le pagine ed è un'indagine continua, un mettere in discussione di nuovo tutto.
 
Niente conferme, la storia di Anna è racchiusa nell'indefinito, rapita dal dubbio. Il volto di questa donna riflesso allo specchio si sposta da un prologo che è praticamente identico all'epilogo. Le lettere inserite dall'autore non sono affatto accessorie o trascurabili, anzi, le considero linfa vitale del romanzo, sono gli unici momenti in cui si tocca l'anima dei due protagonisti. Necessarie.
 
Di questo autore credo valga la pena scoprire un po' tutto, a partire da le recensioni brevissime di libri difficili fino ad arrivare ai suoi libri illustrati, racconti e, perché no?, la gestione di un collettivo di artisti dediti alla pornografia.
 
Detto questo, consiglio vivamente la lettura di Anna. Un libro sulla solitudine fatta di due - la duitudine. La più comune, la meno riconoscibile.

Forse più che un libro, un saggio breve "pro e contro" la scienza che studia la mente umana e vuole a tutti i costi giustificare - diagnosticandoli - i pensieri, i sogni, i sentimenti. Ma alla fine persino la Scienza si azzera, divenendo pochissima cosa o l'universo tutto insieme. Un piccolo libro rosso le cui uniche pagine scritte sono state strappate. Un'infinità di idee e sogni, pensieri.
L'apparenza dell'apparenza.
Risposte che non spiegano nulla.
Quelle che continui a cercare, incessantemente.
 
"Pensieri, cervelli, parole, stelle: tutto è legato. Nuotiamo in questo mare come fanno i neonati nel liquido amniotico. Che problema c'è? Il problema sono loro. Gli altri. Con quegli occhietti curiosi: siamo un pericolo? Siamo simili o diversi? Da amare o uccidere?".
 

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