domenica 8 novembre 2015

Dietro la scena del crimine - Morti ammazzati per fiction e per davvero

 
 
"Si fa presto ad ammazzare un personaggio", dice Cristina Brondoni, giornalista, criminologa e dipendente seriale. Be', ha anche un debole sfacciato per Kiefer Sutherland, ma questa è un'altra storia... Diciamo che Cristina è soprattutto l'autrice di questo piccolo gioiello dal colore giallo. Una guida pratica, può sembrare folle (e un po' lo è!), su come rendere credibile un povero morto ammazzato - per fiction, sia chiaro - e su come evitare le solite sviste.
 
Dietro la scena del crimine - Morti ammazzati per fiction e per davvero, edito da Las Vegas Edizioni, analizza la fiction con sguardo esperto, appassionato, e offre al lettore spunti di scienze forensi senza cadere nella noia di un discorso troppo tecnico o esoterico. Voglio dire, il rischio di risultare pesanti, quando si parla di robe come tanatologia, algor mortis, rigor mortis e livor mortis (c'entra Harry Potter? Ehm... NO!) è dietro l'angolo. Ma l'autrice si muove con una tale dimestichezza e ironia, da far sembrare tutto incredibilmente "normale". Certo, io non ho in cucina il manuale "Veleni ed avvelenamenti" di un tale Ferraris, ma non nego di subire un certo fascino quando si parla di scena del crimine, prove, indagini, detective andati a male e quant'altro. Ovviamente parliamo sempre di fiction, nella realtà tutto questo fa veramente schifo!
 
Ciò che rende Dietro la scena del crimine, un testo sfizioso e intelligente, nonché di natura ossimorica (visti i contenuti e il mio entusiasmo), è la sua semplicità nell'esporre i modi e i tempi della morte. Comincia con il mettere il lettore a suo agio (dopo averlo un po' tramortito), perché lo interroga.
"Senza morte, del resto, che vita sarebbe?"
(Intendevo questo per tramortito).
Ecco, qui avviene il miracolo. E avviene solo a pagina 12. L'autrice ha già tutta la mia fiducia. Io pendo dalle sue labbra, io le credo. Desidero leggere Simone de Beauvoir, Tutti gli uomini sono mortali, manco fosse un inedito di Virginia Woolf...
Ma questo è il primo sintomo di un libro autentico e affilato, che fa della morte e della fiction, una passione insana sì, ma necessaria.
 
Così come diventa necessario questo testo, se vuoi scrivere un thriller e vuoi che signora morte la faccia da protagonista. Se vuoi che il tuo detective sia impeccabile, andato a male sì, ma almeno credibile. Che non si fuma sulla scena del crimine, lo devi sapere... le statistiche sono importanti, la macchina che guida il tuo protagonista pure. James Bond insegna. La scelta del dove si compie il delitto, il movente. Se c'è l'arsenico di mezzo devi aver letto, come minimo, il manuale che io non ho in cucina (vedi sopra) e pure quel capolavoro di Flaubert, Madame Bovary. Ma una raccomandazione sopra ogni altra, te la devo fare: "Lascia stare i morti impiccati, fidati!"
 
"Il cadavere per sua natura non fa un granché. Sta lì morto (a meno che non stiate scrivendo di zombie, allora no, non sta lì morto). Il cadavere non è che sia interessante per le cose che fa. Anzi, dopo un po' inizia a diventare molesto. Alcuni da vivi sono brave persone, altri meno. Da cadaveri si diventa tutti molesti in un amen, se non c'è qualcuno pronto a infilarci in una qualche bara, cella frigorifera, forno crematorio, tubo per la criogenia".
 
Capitolo 2, Oddio! C'è un cadavere in biblioteca!

5 commenti:

  1. Eh, potrebbe essere interessante, anche divertente.

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  2. Molto, Massimiliano. Te lo consiglio vivamente. Un abbraccio e buona domenica. =)

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  3. Un saggio tutt'altro che pesante sembra. Dopo averlo letto si corre il rischio di notare tutti i difetti nei libri e nei film :D

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  4. Michele ti garantisco che è esattamente così!!! =D

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  5. Sembra veramente carino :D Direi anche per lettori forti, oltre che per futuri giallisti XD

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