martedì 1 luglio 2014

Cosa vuoi che ti dica io, senti che bel rumore...



Non è mai facile spiegare la musica a parole. A meno che tu non sia un critico musicale, esperto di linguaggio e teoria, nonché pratica riguardante le armonie e le infinite possibilità che i suoni hanno di incontrarsi. Be', tolta questa eccezione, e tolta anche quella che farebbe di te un musicista coi controfiocchi, direi che parlare di musica è difficile un po' per tutti.

La musica non è come il cinema, al contrario di quanto molti credano. Ne è la sposa prediletta, una componente fondamentale. Ma il suo respiro è differente, non lo si può toccare, ti sfugge appena provi ad afferrarlo. Tuttavia, esiste una straordinaria probabilità che, quel respiro ancora mai afferrato e mai raccontato, possa legarsi a te, in un tumulto che non disturba ma ti allevia ogni pena. Facendoti compagnia come chi ti è sempre accanto. Come una storia d'amore bellissima. Un fremito che non conosce né principio, né coda. 

30/6/2014 Roma_Stadio Olimpico - Vasco Live Kom 014

Chi mi conosce da sempre, non può certo dimenticare di associare alla mia concezione di musica, il nome di Vasco Rossi. Ce l'ho da quando gridavo ai concertini di paese, messi su da cover band di ogni tipo. E ricordo ancora quando il tizio che imitava il Blasco, riusciva a farmi incazzare e a urlare tutta la musica che mi scorreva dentro. Lui azzardava tentando di imitare l'impossibile, ma al tempo stesso mi caricava e mi faceva comunque cantare le mie canzoni preferite. E così, lo perdonavo.
Nonostante il mio immenso amore per Vasco, e per la me più rock cresciuta grazie a lui, non ho avuto mai la fortuna di andarlo a vedere/sentire in concerto. Ma la vita per fortuna sa essere stronza e pure clemente, alle volte. Così, all'età di ventinove anni e con due figli a casa lasciati alle cure dei miei, "arrivò il mio giorno tanto atteso". Premetto che (anche solo per avvalorare la teoria della vita che, sa essere più stronza che clemente), a due giorni dal concerto, mi sono venute, senza esagerare, tipo trenta barra trentacinque mostruose macchie bianche  in gola, sulle tonsille. Impedendomi così non solo di deglutire senza prima invocare almeno una dozzina di santi in paradiso, ma anche di parlare. Gridare/cantare/strillare come un'ossessa? Dimenticalo! 
Febbre e placche in gola prima del concerto. Wooow. Ed erano più di dieci anni che non mi ammalavo...
Vabbè, tanto in ogni caso non avrei rinunciato al concerto della mia vita. Anche a pezzi ci sarei andata.

E così fu.
Lunedì mattina vado/corro dal medico (lunedì 30 giugno, giorno del concerto). Non credo nei miracoli, però magari la mia cara dottoressa un rimedio extra lo tirerà fuori no? Io avevo già preso iniziativa (e lei mi bacchetta ma ormai lo sa) e non ho aspettato più di tanto a prendere l'antibiotico. Anche perché quel simpatico idiota del farmacista il sabato mi fa:" be' non è detto che siano placche, anche se vede delle macchie; magari è un'infezione, vuole un collutorio o spray antinfiammatorio?" - Ehm. NO! (E la parte Malefica che è in me gridava:"muoooori tu e il tuo collutorio del*****").

Non ditemi come, non chiedetemi perché, ma io lunedì sera nonostante ancora avessi una gola vergognosamente compromessa, mi sentivo pronta. Mi sentivo bene. Il medico mi aveva solo aumentato il dosaggio dell'antibiotico e, come fa sempre, raccomandato di bere moolta acqua. 


Il concerto inizia alle 21:00, io sono dentro un'ora prima. Ho preso l'antibiotico, il cortisone, ho mangiato e ho comprato la fascetta di Vasco. Sono fiera di me!
Immaginate ora 65.000 persone in attesa. Sul tramonto e davanti a un palco pronto per dare il massimo e gridare da lì a più di due ore. Non si riesce a contenere l'attesa, non si sta nella pelle. Tra una ola e l'altra e tra un "olèèè olè olè olèèè, Vascoo, Vasco" il tempo passa e l'orologio segna le nove e venti.
Si abbassano le luci.
Io, abbandono il mondo e il mio corpo.
E Vasco apre il suo concerto.

Se siete "quelli comodi" che "state bene voi"... 
Se altri vivono per niente perché i "furbi" siete voi....
vedrai che 
questo posto, questo posto... 
IS BEAUTIFUL!!!


Gli spari sopra. Mai ascoltata in una versione così potente come quella di questa sera all'Olimpico. MAI! Qualcuno direbbe più "metal". E a me 'sto metal, piace!!!
Apre con un pezzo storico, poi segue Muoviti! e Qui si fa la storia fino ad arrivare a quel capolavoro che è La fine del millennio. Mammamia ragazzi, come ve la racconto?
Ci provo, a modo mio.
La seggiolina blu sotto di me non esisteva più, gli spalti da terra battevano forte sotto i miei piedi. Le luci, la batteria posseduta da un angelo biondo venuto dall'America (dagli Evanescence per la precisione, Will Hunt/Thor) e tutti intorno a me raccolti in un unico momento. E lui che su quel palco infuoca ancora tutto e tutti. Lui, che a male sentire viene eletto rockstar fallita, e poi decrepito, finito, arrivato, nisba, nada de nada, sayonara...sì. Come no.
A sessant'anni suonati c'è ancora qualcuno in grado di farvi capire cosa significhi, toccare le note e sposare una causa comune, che è la musica. Con la terra che pulsa anche se sembra essere sparita, e il sangue nelle vene che brucia e il cuore come una palla impazzita, mai sazio, mai stanco. Due ore e mezza di musica dal vivo, aspetta aspetta, com'era la storia di Vasco che "poraccio ormai canta in playback"?. Quante risate mi faccio ora, pensando alle stronzate della gente, di quelle lingue biforcute e invidiose che ancora non hanno capito nulla. E poi rido perché io a questo concerto nemmeno sarei dovuta andare, stavo male, malissimo.

E invece ci sono stata e sono qui, ora, a trovare il modo (povera illusa, avrò combinato l'ennesimo pastrocchio lessico-grammaticale) di raccontarvi una delle esperienze più belle della mia vita. 


Dalle volte in cui cantavo con gli amici ai giardinetti, le sere d'estate e il jukeboxe, di tempo ne è passato. I fazzoletti pieni zeppi dei testi delle tue canzoni, scritti durante le ore più pesanti a scuola, sul banco, sulle mani trovando sempre spazio a sufficienza per ciò che tu, a poco a poco, mi hai insegnato. Non so nemmeno da dove cominciare, se dovessi spiegarti perché sei diventato così grande per me, anche se per il resto del mondo non lo fossi stato poi a me non avrebbe cambiato nulla. Sulle tue canzoni imparavo storie di cui nessuno mi parlava mai. Ho scoperto il coraggio di una donna che a un certo punto trova la forza di pensare che forse, la vita non è stata tutta persa. Ho capito che vivere significa andare avanti, pensando che domani sarà sempre meglio e che se impari a sorridere dei guai, allora hai una possibilità in più di farcela. Ho capito che una donna sa come prendersi gioco di un uomo, facendo finta di non capire, facendo l'offesa, la strega, la delusa, la bambina tutta colorata. Una donna che è brava a fare l'amore e la donna che ami, quasi mai le due cose combaciano. E poi ho capito che non si può trovare un senso a tutto, semplicemente perché alcune cose non si lasciano comprendere, come la vita, questa storia, questa situazione, questa voglia...
Ho imparato grazie a te che a volte è necessario dire NO!, spegnersi per un attimo e ricominciare. Rimanere immobili a guardare gli altri, andare nella direzione opposta. Guardare sé stessi per migliorarsi e cambiare il mondo. Non pensare mai che vincere significhi essere "migliori di", ma solamente aver dato il meglio e aver ricevuto la degna ricompensa. Lottare, prendere tutte le volte in cui non hai capito nulla di ciò che ti stava capitando. Ho capito che la libertà non è da "terzi", ma da noi stessi. Che vivere si può, nonostante il passato è passato, nonostante tutti i "se fossi stato, se avessi fatto". Va bene, va bene così...
Se la musica non riesco a spiegarla è perché mi rimane dentro e pur volendo, non credo sarebbe giusto tirarla fuori, svenderla così. Forse è il risultato ultimo e definitivo, l'intimità prodotta dall'arte nella maniera più assoluta. 

Ho scritto un post lunghissimo e sconnesso, temo...
però lo dovevo a me, a te Vasco. Perché oggi ho la forza di guardare fuori e scoprire che c'è il sole, ho la voglia di urlare il mio dissenso, di rimanere senza parole se necessario. Ho ancora quella voglia di guardare l'alba e decidere io, se è davvero così perfetta, chiara, intatta. Faccio in modo che il mio Dio siano le mie forze e le mie scelte. Canto oggi come quando avevo sedici anni, e so di avere sempre con me un complice, che mi aiuti a superare i miei disordini, le mie paure. La vita per intero, così come viene.
Non saprei davvero cos'altro aggiungere. 


E vi posso garantire che il finale del concerto del 30, è stato "di più".

Cosa vuoi che ti dica io,
Senti che bel rumore... 

Grazie.

5 commenti:

  1. Andare ad un concerto di Vasco Rossi è sempre un'esperienza unica.

    L'unica critica che ho da fare al cantante è una sola: più che metallaro, sembra un poser...

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  2. Sono d'accordo sulla prima affermazione.
    Per quanto riguarda la seconda, premetto che ho dovuto ricorrere al vecchio metodo del "dizionario dimmelo tu" e, no. Non sono affatto d'accordo. Vasco non è un fantoccio che fa finta di appartenere a qualcosa, anzi. Tutt'altro. Lui non ha mai fatto finta, per questo molti non lo hanno capito, per questo molti lo criticano col cervello spento. Ma così è, la vita. ;-)

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  3. I concerti di Vasco fanno convincono anche i detrattori più accaniti, così come riescono a commuovere anche il più duro dei fan.

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  4. Lo credo anch'io Tiziano. Il più duro dei fan...come te? ;-)

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  5. No,no. Io non sono un duro, non ho bisogno di fingere di non commuovermi quando dovrei.

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