venerdì 18 luglio 2014

Maurizio de Giovanni - Scrittore per caso



Ho avuto la fortuna di conoscere uno scrittore straordinario. Una persona in gamba, umile e con uno spiccato e contagioso senso dell'umorismo. Maurizio de Giovanni è entrato nella mia vita da lettrice da pochissimo tempo, da quando la libraia di fiducia mi consigliò di leggere il primo capitolo delle stagioni dedicate al Commissario Ricciardi, Il senso del dolore. Letto, recensito, amato!
(Eh...gli incontri casuali!)

Oggi vorrei condividere con voi, quella che è stata la bellissima serata di ieri, trascorsa alla Libreria Ubik di Monterotondo, insieme ad un amico ormai immancabile, il quale ha accompagnato fin dal principio, le libraie in questa avventura. Chiara e Lucia, due donne toste!
Un'avventura che dura da ben tre anni, compiuti giusto ieri.

Sembra davvero che Maurizio sia lì presente, non tanto per auto presentare il suo ultimo romanzo, In fondo al tuo cuore, quanto per conversare con il pubblico sulla situazione italiana dell'editoria. Su cosa realmente non va, come potrebbero cambiare le cose e come si potrebbe salvaguardare la figura del libraio oggi, soprattutto in funzione di tutti gli incontri casuali che noi lettori abbiamo, ogni qualvolta entriamo in una libreria. Se la libraia ti conosce già da un po', tu lettore non le chiederai: "che libro mi consigli?", no. Le chiederai: "che libro voglio?". 

Così avviene il miracolo, tu entri con un'idea ben precisa e pensi di sapere già quale libro comprare. La realtà poi vuole che tu, uscendo da quella libreria, non solo non hai meno di tre libri in mano, ma quasi ognuno di quei libri non avevano nulla a che fare con le tue aspettative di partenza. Incredibile eh?

Ecco, Maurizio de Giovanni ci porta a riflettere su come l'editoria digitale e l'acquisto di libri on line, un po' stia distruggendo la magia degli incontri casuali che solamente una libreria in carne ed ossa, può rendere concreta. Quando ordiniamo un libro su Amazon, partiamo con quell'idea e con la stessa finiamo, a casa il corriere non porterà che quel libro già stabilito in partenza. Un solo libro, nessun incontro casuale, nessun amore letterario esploso all'improvviso e inaspettatamente...

E poi c'è il problema legato alle case editrici che pubblicano libri come se piovesse. Ma di questo siamo tutti un po' consapevoli, quindi eviterei di ribadire l'evidenza. Piuttosto, voglio parlare di come uno scrittore, nonostante l'enorme successo, mantenga salda la terra sotto i piedi, non perdendo mai di vista l'enorme riconoscenza che chiunque scriva oggi, debba avere nei confronti dei grandi che hanno glorificato un determinato genere. Nel caso specifico parliamo di gialli, ed è bello sentire Maurizio, quando ammette con occhi gonfi di gratitudine che, senza Camilleri, tutta questa fortuna che il genere giallo sta avendo, sarebbe solo un miraggio. Curioso poi sentirlo dire: "io sono uno scrittore per caso". 

Io mi domando sempre con estrema meraviglia e sbalordimento, cosa capiti nella testa di uno scrittore, quando inizia a scrivere come un fiume in piena dalla prima all'ultima pagina, e nel giro di tre settimane ecco fatto il libro (e che libro...). Cioè, non è normale, tu che ci riesci sei un mostro, e se dici di no, sei un mostro inconsapevole. Come lo è, per l'appunto, Maurizio de Giovanni. E poi lui ci racconta di come nel giro di tre giorni, dalla pubblicazione dell'ultimo libro, la gente già lo chiami o lo fermi per strada e tutti più o meno dimostrano di essere "calorosamente" coinvolti nelle vicende dei suoi personaggi. E tu lo ami ancor di più. Delle signore di una certa età che in un bar di Napoli, lo guardano con evidente disgusto come fosse un mostro, e lui, mentre beve il suo caffè, non capisce se le presenti lo abbiano riconosciuto e dunque provino un tale rifiuto al solo vederselo in carne ed ossa, oppure se abbia fatto qualcosa di clamorosamente sbagliato in quegli ultimi minuti, senza rendersene conto; così prova  a guardarsi meglio, dà un'occhiata veloce alla patta dei pantaloni nel caso fosse aperta, e invece no, niente di tutto ciò. La realtà è che una delle signore ce l'aveva a morte con de Giovanni per aver trattato con così poca delicatezza e cuore una giovane donna (ma trattarla male da scrittore, era una donna del suo romanzo!), e immaginate la scena, mentre la signora bacchetta il povero de Giovanni e il barista, non avendo la minima idea di chi lui fosse, lo guarda schifato convinto di avere davanti un uomo orribile, un violento pervertito o chissà cosa.

Inutile starvi a dire che in quel bar, Maurizio non ha più messo piede...

Ma il bello di avere tanti lettori e soprattutto lettrici, è anche questo. Con mia assoluta sorpresa vengo a sapere che la letteratura nera è letta più da donne che da uomini, e intorno a Maurizio ieri sera, si poteva leggere con i propri occhi, la conferma vivente di questa statistica. Eravamo tanti, moltissime signore e le domande rivolte a Maurizio sono state numerose. Non avevo mai visto un coinvolgimento simile da parte dei lettori, e mai avevo visto, e questo credo sia l'aspetto più incredibile, una capacità di tenere alta l'attenzione e di tenere in mano un microfono come se questo non ci fosse, come se non esistesse un confine tra "noi e lui". Maurizio parla come un amico al bar, come uno zio o un fratello parlerebbe in casa la domenica. Come un amico che ama i libri esattamente quanto te. E a tutto rinuncerebbe, perfino alla scrittura, ma mai si priverebbe dell'esistenza dei libri, mai vivrebbe senza lettura. 

Maurizio ama la sua città, Napoli. Ama il calcio e quando parla di Maradona dice che basta un "lui", per capire che di lui si sta parlando. Perché lui è una sorta di divinità, ancor più di San Gennaro. Maurizio è una persona semplice, uno che ha iniziato a scrivere per caso e in età più matura. Uno che arriva in profondità anche quando di male si parla, di dolore, di morte, di vite spezzate. Uno che si incanta guardando una vecchia foto in bianco e nero, e decide di farla vivere ancora una volta. Un romanzo giallo ad un tratto ti sembra di più di un'indagine svolta, non ti importa nemmeno sapere chi è il colpevole e se il commissario è stato realmente all'altezza della situazione, se ha svolto con impeccabile cura le indagini. Io l'ho scoperto leggendo i libri di Maurizio, quel che ti importa è ciò che provi nel momento in cui capisci "perché" quell'uomo o quella donna siano arrivati a compiere un orrore simile. Ti importa afferrare il dolore che precede il male, la follia estrema e disperata, inevitabile. Non è il caso da risolvere che conta, non è ciò che si muove in superficie, ma quel che trovi andando sempre più giù, oltre la pelle.

In fondo al tuo cuore.

*Grazie a Livia Frigiotti per la foto.


2 commenti:

  1. Non lo conoscevo, ma sicuramente darò un'occhiata al libro! Grazie per avercene parlato :)

    Un bacione

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  2. Sono felice di averti incuriosita. Grazie a te e ci sentiamo appena avrai letto qualcosa.
    Un abbraccio =)

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