martedì 19 giugno 2012

Gli uomini che mascalzoni




Nel 1932 Mario Camerini dirige Gli uomini che mascalzoni, un lungometraggio dal sapore garbato e dallo spirito rivoluzionario. Sarà infatti la prima volta di un film non più realizzato negli interni allestiti dei Teatri di posa bensì in esterni. Sullo sfondo una Milano come non l’avevamo mai vista, ad animarla una commedia elegante, semplice, che vede un giovanissimo Vittorio De Sica emergere nel mondo dei divi cinematografici, fino ad allora impegnato nel Teatro leggero. Con questo film, presentato alla Prima Edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Camerini dà il via alla cosiddetta “pentalogia borghese”, seguiranno poi i successivi quattro titoli: Darò un milione, Ma non è una cosa seria, Il signor Max e I grandi magazzini.

Camerini si allontana dai “tipici” personaggi  di quegli anni e dalle loro storie dai toni “eroici” per addentrarsi invece nella vita reale, quella di una Milano fatta di gente comune, di tutti i giorni. Immortalata tra le strade, profumerie e Fiere.

Protagonisti sono Bruno (De Sica) e Mariuccia (Lya Franca), umile autista lui, timida e diffidente commessa di profumeria lei, figlia di un tassista. Per tener testa alle chiacchiere poco benevole delle amiche/colleghe di Mariuccia che ridono di lui perché visto per le strade in bicicletta, Bruno decide di organizzare un appuntamento galante con la giovane presentandosi con la macchina presa segretamente “in prestito” al padrone. A causa di una serie di circostanze e imprevisti non messi in preventivo dal giovane autista la povera Mariuccia si ritroverà a passare la notte da sola in un’osteria fuori città. Ci saranno ripicche e reazioni a catena tra gelosie e risentimenti, ma alla fine i due si riconcilieranno, sigillando il loro amore con il benestare del padre di lei.


Quello che mi porta personalmente a parlare di una pellicola risalente ai “lontanissimi” anni ’30 e di un modo di fare cinema (aihmè) così diverso da quello dei nostri registi odierni, è lo stupore e la meraviglia che questa, nonostante il tempo, le mode e le rivoluzioni culturali, è in grado di suscitare in noi che inesorabilmente, ancora oggi, sentiamo il bisogno di vedere e ammirare.

Un motivo musicale semplice (indimenticabile quel Parlami d’amore Mariù, di Cesare Andrea Bixio, intonato dal grande De Sica) e l’immagine deliziosa e a tratti malinconica di due giovani innamorati avvolti dalle sfumature di grigi e dalla loro stessa disinvoltura e naturalezza attoriale. Un giovane magro e ingenuo che corre in bicicletta dietro a un tram per seguire la donna che gli ha rapito il cuore…



Riusciremo ancora ad assaporare tutto “questo” in un film fino ad innamorarcene perdutamente e inspiegabimente?


Pezzi di storia su carta. Trovati in rete





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