domenica 17 agosto 2014

Anton Ego - Il mestiere del critico



Proiettare la mia immagine mentre scrivo, è una delle fatiche preferite dalla mia fantasia. 
Spiegare i come e i perché del critico, sia esso cinematografico, letterario, musicale, gastronomico e così via, non è mai facile.

Non lo è perché quella del critico, è una professione mai identica. Si evolve, cambia insieme ai tempi e agli spazi e agli stati d'animo di chi la professa. Poi c'è chi crede che un critico debba essere imparziale, estraneo ai sentimenti propri. Che grossa  menzogna è questa, la critica altro non è che un sintomo dell'arte e del mondo, per quello che è o che vorremmo che fosse. La critica è quell'attitudine di una mente mai stanca di lavorare, di occhi sempre puntati verso la scoperta, verso il rinnovamento. 

Ma io vi chiedo scusa, poiché in questo momento non avrei parole migliori di quelle di un critico ormai noto, "incallito" come direbbe qualcuno. La prima volta che vidi Ratatouille e conobbi Anton Ego, capii che in fondo la critica non è così diversa dalla moltitudine di ricordi che all'improvviso riaffiorano, mentre scrivo. Quando un film ti arriva dentro, è probabile che tu quelle immagini, quelle musiche, quella trama, le abbia associate a un momento preciso e fondamentale, della tua vita. E questo capita al di là del campo in cui si "opera".

Che sia di fronte a un grande schermo, un palco, o semplicemente un piatto povero, ma reso "straordinario" da un sentimento ritrovato. Il potere dell'arte è anche questo. 

Tu la contempli e l'assapori, convinto che la scoperta riguardi solo te, e che parta dalla tua posizione fino ad arrivare a ciò che hai di fronte. Ma il più delle volte è lei, a scoprire tutto di te.
E in quel caso, "tu" ti privi inconsapevolmente di ogni imparzialità.

Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cena, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull'alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau "Chiunque può cucinare!", ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. È difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau's e che secondo l'opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau's, di cui non sarò mai sazio.

Anton Ego

13 commenti:

  1. Volevo scrivere anch'io una roba sulla critica e sul rapporto sul web, ma per ora mi limito a condividerti :)

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  2. Quando lo farai sarò curiosa di leggerti...GRAZIE! =)

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  3. Direi che l'essere critico è una caratteristica umana, mentre noi ci "divertiamo" ad analizzare film, libri e musica; altra gente si diverte nel criticare look, comportamenti, etc dei propri vicini e/o simili ...meglio noi :D

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  4. Fare il critico vuol dire anche avere una cultura specifica nel proprio campo, il più accurata possibile, e generale in campi limitrofi, o anche lontani, in modo da poter offrire uno sguardo su qualcosa che vada oltre i sentimenti, i ricordi o il bello stile di una recensione. Questo è il motivo per cui fare il critico, e farlo bene, è molto difficile, soprattutto quando si stronca, perchè devi essere in grado di giustificarlo. Con la tua opinione e con una serie di supporti culturali, collegando i vari prodotti culturali di cui si parla, magari facendo voli pindarici che diano un tono inconfondibile alla tua voce, senza nascondersi dietro un accademismo sterile ma nemmeno solo affidandosi ai propri sentimenti. Altrimenti qual è il valore aggiunto di una critica specialistica, per così dire, rispetto al giudizio di uno spettatore medio o di un semplice amatore?

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  5. Questo post mi ha fatto capire alcune cose.
    Grazie :)

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  6. Meglio noi...sì sì, mi piace!!! Nico =D

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  7. Hai centrato il cuore della questione caro Paolo! ;-)

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  8. Giorgia eh sì...noi criticone romantiche ci perdiamo in queste riflessioni del cuore! <3 ^_^

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  9. sono perfettamente d'accordo con questo post, oltretutto Ratatouille è il mio film Pixar preferito! Per quanto riguarda la professione del critico, recensire male le cose che a nessuno piacciono è di solito molto facile e quindi il critico dà un'opinione rassicurante, che condivide con il popolo che lo legge. Il difficile è recensire una cosa poco conosciuta/caduta nel dimenticatoio ma comunque con dei valori e con dei messaggi profondi e dire perchè...anche a costo di non venir subito capiti, ma farlo vale la pena.

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