giovedì 14 maggio 2015

The Pretty One

 
 
Il tema dell'identità mi è da sempre molto caro. Nella letteratura, nel cinema, se c'è di mezzo il desiderio dell'uomo o della donna, di essere qualcosa che in realtà non è, oppure di essere semplicemente sé stesso, io mi butto a prescindere. Nonostante sembri facile, e nonostante si tratti di un terreno più che battuto, l'identità rimane tuttora una strada da prendere con le dovute cautele. Che se ne faccia un dramma, una commedia, un thriller psicologico o pura fantascienza, l'importante è mantenere una propria originalità, seppur nel già detto- già visto - già fatto.
 
 
Mi viene in mente un film del 2005, In her shoes, traduzione italiana Se fossi lei. Le protagoniste erano due sorelle, Cameron Diaz e la straordinaria Toni Colette. Be' anche lì in qualche modo era protagonista l'identità. Il desiderio di essere come l'altra, in un vortice di sentimento che racchiude in sé l'amore e l'odio. Tipico dell'amore fraterno.
In un certo senso è ciò che accade nel film diretto da Jenée LaMarque nel 2013, con protagonista la bella e graziosa Zoe Kazan, nel doppio ruolo delle sorelle gemelle Audrey e Laurel. Senza dire cosa accade nello specifico, mi limito a dirvi che queste due sorelle gemelle sono identiche nell'aspetto ma diametralmente opposte nell'anima e nel modo di vivere. Laurel vive ancora col padre, timida e impacciata, vestita dei soli panni della madre defunta. E ha una grande passione, nonché talento: dipingere. L'altra invece, Audrey, è bella, indipendente, spigliata. Il giorno del loro compleanno, Audrey, propone alla sorella di andare in città con lei, per cambiare finalmente vita e staccarsi dal padre. Laurel accetta, ma la morte è destinata a colpire ancora, fino a separare per sempre due corpi fatti l'uno per l'altro. Due corpi identici, "forse troppo".
 
 
Dalla morte si innescano poi una serie di meccanismi tanto cari alla commedia. Il film sprigiona quel fascino tipicamente Indie, dai toni pacati e allegri, nonostante il dramma. Gli attori sono adorabili, non soltanto lei perché il barbuto Jake Johnson mica è da meno...
Si affronta nella morte, il tormento di voler essere a tutti i costi quel che non siamo mai stati in grado di essere. In questo caso guardare l'altro è un po' come guardarsi riflessi allo specchio. Solo che, mentre agli altri sfuggono le sostanziali differenze, tu che ti guardi sei costretto a scoprirti davvero per ciò che sei.
 
Il personaggio di Laurel è adorabile perché goffo, impacciato, "carino" perché non verrebbe in mente altro aggettivo. Una donna che finalmente trova il coraggio di abbandonare il nido e venir fuori per ciò che realmente è. In questo caso, con tutto ciò che ne consegue.
 
Una visione piacevole, che intrattiene e diverte.

4 commenti:

  1. A me la Kazan piace da pazzi. Ha una spontaneità che non si può imparare da nessuna parte e una semplicità unica che rendono diverso tutto ciò che fa. Mi è piaciuto moltissimo infatti Ruby Sparks, che se non avessi ancora visto ti consiglio vivamente, ed anche questo non mi era affatto dispiaciuto.

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  2. Vero Giulia, il talento che non si studia è il più vero. E lei lo ha. Adorabile! ^_^
    Devo vederlo infatti, l'ho scoperta da poco e tra le tante cose, visto il mio amore esploso per Jake Johnson, voglio recuperare anche New Girl. =)

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  3. Zoe Kazan rules!
    In versione doppia, poi, ancora di più. :)

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  4. Marco aspettavo il tuo commento. Ho ritrovato il post in cui ammetti di essere affetto da dipendenza da Zoe...^_^

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