lunedì 24 giugno 2013

Si dice che dopo il primo Superman sia tutto in discesa...



Va bene che somigliare a Gesù non è mai sbagliato, sì insomma in linea generale. Ma provate a immaginarlo col fisico e la barba incolta (ma sexy), un tale che all'occorrenza sfoggia un mantello rosso, una tuta blu e una "S" in pieno petto appoggiata ad una bellezza tutta inglese...

Non male come effetto, ma in quella sala io avrei preferito ammirare dell'altro (nonostante quanto abbia  premesso). Dopo il trauma risalente a sette anni fa, che ancora oggi porta in sovraimpressione e in stampatello maiuscolo il nome di Bryan Singer, (o di Brandon Routh) le aspettative erano alte. Più che altro avevo  fiducia, almeno secondo una logica che, in teoria, a una schifezza abnorme non può seguirne un'altra pari o addirittura peggiore. Man of Steel non è una schifezza abnorme però, sia ben chiaro. Ha un suo perché (perché?).

Ricostruire la storia di Kal - El, farlo con tutte le accortezze e rischiando pure una certa lentezza narrativa, è stata, per quanto mi riguarda, una decisione coraggiosa e leale nei confronti del personaggio. Zack Snyder prende a cuore questo aspetto, e ricomincia proprio dal principio, dalla fine di Krypton e dalla difficile decisione di un padre e una madre, sulla vita del proprio figlio. Fin da subito è chiaro che in quel bimbo appena nato ci sia una speranza che va oltre le sorti della dinastia kryptoniana, ma riguarda l'umanità fatta di altri mondi possibili e ancora sconosciuti. La terra è la destinazione scelta da Jor - El/Russel Crowe, un luogo in cui quel bambino avrebbe avuto un compito ben preciso, quello di far sposare le diversità e di predisporre l'uomo a un suo "prossimo", diverso da sé. Henry Cavill è Clark Kent, questo il nome scelto dai genitori terrestri, Jonathan/Kevin Costner e Martha/Diane Lane. Scritto da David S. Goyer (The Dark Knight), il film risente parecchio della cura psicologica e in un certo senso alienante, cui è destinato un "supereroe". Clark lo vediamo subito in azione, senza costume, a petto nudo con questo aspetto del messia venuto per salvare il mondo (ecco spiegata la intro biblica della recensione). Cavill è praticamente un Cristo moderno, non per niente diventerà ufficialmente Superman a 33 anni.


Ma al di là della scelta di voler accostare a tutti i costi il supereroe a Cristo, cosa che io non è che abbia compreso più di tanto, c'è qualcosa di ben più evidente che, a mio avviso, non va in questo reboot. Supervisionato da Christopher Nolan, che a quanto pare ha espressamente richiesto Snyder così come lo  stesso sceneggiatore, il film pecca soprattutto nella costruzione dei dialoghi. E' assurdo in effetti accostare tutto ciò al nome di Nolan. Ma non si può fare a meno di prendere a testate la poltrona nel momento in cui una Lois Lane/Amy Adams, pensa bene di dire a Superman (dopo il secondo o terzo salvataggio non ricordo con precisione, e dopo aver avuto la fortuna di essere stata baciata): "si dice che dopo il primo bacio sia tutto in discesa". - E lui - "Forse con un umano". E se ne va, a darsele per bene con il generale Zod...

No, non ci siamo. E questo è solo un esempio, forse quello che mi ha segnata di più. Si dice che il nonsense sia sempre apprezzato in termini strettamente fumettistici, però va visto anche il contesto in una maniera più ampia. Io che adoro la Adams e al tempo stesso non ho mai amato il personaggio di Lois Lane, ho sofferto parecchio durante la visione del film. Anche solo per il fatto che il regista ha bruciato l'aspetto più interessante, ovvero il rapporto con Clark. Qui è nullo, o peggio ancora banale, che sa di scontato. Non mi è piaciuto il loro incontro nel ricognitore, e non parliamo di Russel Crowe/Jor El/tom tom...
(chi ha visto il film capirà). Avete presente Fiorello quando imita Edward Cullen? Ecco.


Per concludere, perdonate la recensione scritta di pancia forse, direi che è apprezzabile il senso paterno e materno dei Kent, così come affascinano i flashback dedicati ai momenti più delicati di Clark bambino (qui si sente lo zampino di Nolan). L'idea era quella di realizzare un Superman moderno, diverso dai precedenti e per quanti abbiano ancora nel cuore (come me), il volto e il sorriso di Christopher Reeve, prendete aria e armatevi di umana comprensione. Niente e nessuno riporterà in vita, la poesia di quello che fu, l'eroe imbranato che tutti i bambini amavano. Quello che, all'occorrenza, toglieva gli occhiali, e salvava il mondo...




6 commenti:

  1. Boh, a me sta passando la voglia di vederlo. Soprattutto dal momento che il multisala è rinsavito (forse i miei post minatori servono a qualcosa...? XD) e ha messo in programmazione Tulpa.

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  2. Oddio free your Tulpa noooooooo XD
    Vabbè, in ogni caso ti farai del male secondo me! ;-) Ma alla fine nonostante la "S"peranza, un po' me l'aspettavo...

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  3. le recensioni scritte di pancia sono sempre le migliori! io ormai ho l'addome specializzato!

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  4. Ahahah, ok menomale Bradipo. Perché io quando lavoro d'addome ho sempre un po' paura. ;)

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  5. Concordo su tutto... ma alla fine non mi è dispiaciuto. Diciamo che è un film con un bello spunto di partenza, ma che cade sotto la propria ambizione.

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  6. Si Giacomo, è esattamente così anche per me. Avevo apprezzato l'idea di approccio sin dalle origini, cosa non facile. Poi però....si perde di brutto. Peccato :(

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