lunedì 9 luglio 2012

Come l'acqua per gli elefanti


Siamo nell’America della Grande Depressione, il novantenne Jacob Jankowski racconta la sua storia servendosi dell’espediente cinematografico più noto, il flashback. La storia inizia con la morte dei  genitori, l’abbandono degli studi in medicina veterinaria per poi prendere reale avvio con l’avventura nel mondo del circo dei fratelli Benzini. La vita su un treno in continuo viaggio per il mondo non è affatto semplice. Anche se per il giovane la difficoltà più grande sarà legata alla personalità forte e austera del “padre”della famiglia circense, August. A dare un tocco di romance alla storia, un triangolo amoroso che vede coinvolti i due protagonisti maschili e la giovane Marlene, moglie di August.

Come l’acqua per gli elefanti (2011) è un adattamento del romanzo della scrittrice Sara Gruen, Acqua agli elefanti (2006). Il film è diretto dal regista statunitense Francis Lawrence, noto per aver realizzato più di cento videoclip musicali per star importanti come Justin Timberlake, Britney Spears, Janet Jackson, Will Smith, Aerosmith, Black Eyed Peas, Alanis Morissette. Nel 2005 esordisce con il lungometraggio Constantine, tratto dal fumetto Hellblazer. Mentre nel 2007 dirige Will Smith nel film Io sono leggenda, adattamento dell’omonimo romanzo di Richard Matheson.

Devo ammettere che quando ho iniziato a vedere il film in questione, non stavo pensando affatto a quel piccolo trauma che dovetti subire pochi anni prima “grazie” all’incomprensibile o/errore cinematografico di Io sono leggenda. Il che lasciava libero spazio a quella ingenua speranza di trovarsi di fronte un film piuttosto interessante. Eppure, sono convinta che i presupposti giusti c’erano tutti. C’erano le atmosfere circensi, tanto amate e rese magiche dal nostro Federico Fellini, e già questo poteva bastare a convincerci. E devo ammettere che la mia memoria è andata inesorabilmente "a sbattere" contro le suggestive sequenze circensi ricreata da Burton per quel "capolavoro" chiamato Big Fish (ah che dolor...). C’era l’America della Grande Depressione e il lontano fascino delle rotaie attraversate dai treni a vapore.  E il fatto ancor più insolito e ingannevole, è stato credere per quasi un terzo del film che quel Pattinson avesse finalmente trovato un suo “perché”…
E invece niente!!! Nemmeno il mélo dalle sfumature circensi ha saputo mandare giù l’indigesto e scolorito Cullen. E la Witherspoon? Come può non lasciare perplessi una gracilina silhouette femminile dal “parruccone” biondo e goffa? E aiutatemi a dire goffaOh, povera Reese!!!

Se mi si chiedesse di salvare almeno “il salvabile”, direi sicuramente le musiche di James Newton Howard e  la performance di Christoph Waltz  nei panni del crudele August.  Almeno loro risultano accordati a questa “pasticciosa”occasione mancata di un film originale, che avrebbe potuto conquistare il pubblico, disorientandolo, tra passioni proibite e saltimbanchi.



2 commenti:

  1. Per un attimo mi aveva quasi convinta...poi però ha iniziato a prendere una piega scontata, quasi banale. L'idea mi piaceva molto, peccato!!! =(

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