giovedì 19 aprile 2012

Howard Shore, "The horror man"



Il nome di Shore viene spesso associato al cosiddetto "cinema oscuro", quello in cui dominano le atmosfere inquiete, le dimensioni desolate che subito fanno venire in mente i film di Cronenberg. Eppure questo compositore merita d' esser citato nel panorama filmico-musicale non solo per il sodalizio con Cronenberg, bensì, per le infinite collaborazioni che fanno oggi parlare di lui come di un "grande" e soprattutto versatile musicista che ha dato e continua a dare ancora molto al nostro amato mondo del cinema. Howard Shore, nasce a Toronto nel 1946 e studia alla Berklee School of music di Boston. Suona il sax in un gruppo e compone le musiche di alcuni spettacoli teatrali per la BBC. Diventa poi direttore musicale, lo sarà per cinque anni, del "Saturday night live" dal 1975. Le prime realizzazioni per il cinema arrivano proprio con il regista Cronenberg, i cui film, soprattutto i primi, prodotti a basso costo, permisero al musicista di sperimentare tutta la sua creatività e gli consentirono infatti di inserire nella clasica orchestra, strumenti insoliti, come il sintetizzatore, appartenente alla famiglia degli elettrofoni. 




Tornando alla prima importante collaborazione di Shore, appunto con Cronenberg, c'è da dire, ma questo molti di noi lo sanno già, che di fronte ai suoi film lo spettatore a fatica riesce a marcare una chiara linea di confine tra la fantasia e la realtà e questo, oltre a dare come si dice in gergo "carta bianca" ad un compositore, poiché gli permette appunto di lavorare con una certa "libertà", senza vincoli troppo specifici, immerge lo spettatore in quelle atmosfere a dir poco inquietanti; e, oltre alla forte suggestione visiva che contraddistingue i suoi film, la componente musicale gioca un ruolo non meno "incisivo".
Vengono in mente dello stesso Cronenberg, Videodrome (1983), La mosca (1986), Inseparabili (1988), Crash (1996), Spider (2002), A history of violence (2005), La promessa dell' assassino (2007). Titoli questi, soprattutto i primi della sua carriera,  che bene incarnano l' horror e la suspense, nei quali il terrore psicologico si intreccia con quello strettamente fisico, "carnale" e nei quali appunto vi è un elemento musicale in grado di lasciare ancor più "scossi". Parlare di Shore ovviamente non significa parlare esclusivamente del sodalizio "canadese", faremmo un torto al compositore che non potremmo permetterci. Scorrendo infatti tra i lavori del compositore subito dopo Cronenberg arriva la collaborazione con un altro grande regista, David Fincher per il quale realizza diverse partiture: Seven (1995), The game-nessuna regola (1997) e Panic room del 2002. 
Un film che vale poi la pena ricordare è sicuramente Philadelphia (1993) di Jonathan Demme, capolavoro non solo cinematografico,  quanto mai "musicale", poiché Shore darà vita ad una memorabile colonna musica che comprende tra l' altro le canzoni di Springstein, Neil Young, Peter Gabriel e un brano lirico cantato da Maria Callas. Altro titolo importante, dello stesso Demme Il silenzio degli innocenti (1991).
Anche Scorsese si affiderà a Shore in più di un' occasione, pensiamo a film come Gangs of New York (2002), The Aviator (2004) per il quale Shore vinse un Golden Globe, e The Departhed del 2006.
A provare la versatilità di Shore ci sono poi titoli che appartengono al filone della commedia piuttosto allegra come Mrs Doubtfire-mammo per sempre (1993) di Columbus, La vita a modo mio (1994) di Benton, Terapia e pallottole (1999) di Ramis. Storie biografiche: Ed Wood (1994) di Tim Burton, Music Graffiti (1996) di Tom Hanks, o film d' altro genere come Riccardo III - un uomo un Re (1996) di Al Pacino.



Insomma già questo basterebbe per dire con una certa attendibilità che la carriera di Shore è sorprendente, ma Hollywood darà al compositore la definitiva "benedizione" con quelle che saranno le splendide musiche realizzate per la nota trilogia dell' anello di Peter Jackson. 
Arrivata a questo punto la carriera di Shore assume piena autorevolezza, si passa infatti da quelle musiche che in un certo senso facevano da sfondo, quasi, nei film di Cronenberg, indispensabili per catturare quell' ambiguità che si celava tra le immagini, all' "epica" di Tolkien.
Del 2001 è il primo capitolo, La compagnia dell' anello, in cui Shore introduce musica celtica per gli Hobbit, con canzoni di Enya e spunti mistico-corali che gli varranno il primo premio Oscar. Il secondo arriva un anno dopo, 2002, col titolo: Le due torri, l' unico a non ricevere riconoscimenti e il terzo del 2003, Il ritorno del Re. Con il capitolo conclusivo Shore si aggiudica due Oscar, per la miglior colonna sonora originale e per la miglior canzone "Into the west" interpretata da Annie Lennox.
Il musicista propone soprattutto negli ultimi due film elementi nuovi e non sottovalutiamo un fattore assolutamente importante come può essere la durata di ogni film, voglio dire, parliamo di circa tre ore di pellicola per ognuno e se pensiamo che la componente musicale non è quasi mai del tutto assente, ci rendiamo conto dell' immenso lavoro fatto da Shore per la partitura di questa trilogia.



Piccola curiosità su questo grande compositore, oltre alle musiche per Jackson, Shore realizza quelle per il rispettivo videogioco de Il signore degli anelli, da ricordare inoltre, per gli appassionati di videogames, le musiche per un famoso gioco per computer chiamato "Soul of the ultimate nation" o "SUN".
Per finire, ricordiamo i lavori più recenti, le musiche per il terzo film della "Twilight saga", Eclipse di Slade (2010), Hugo Cabret, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato e gli ultimi due titoli di Cronenberg, A Dangerous Method e Cosmopolis; merita d' esser citato questo libro: "The music of the lord of the rings films", scritto da un musicologo, Doug Adams, il quale è stato invitato personalmente dal compositore per poter osservare il lavoro "musicale" svolto durante i film, comprese le partiture; il libro infatti risulta essere un accuratissimo e interessantissimo "sguardo" sul modo di intendere la musica del grande Shore.
Vorrei non aver dimenticato nulla, o almeno spero d' aver racchiuso in queste righe quanto basti a rendere i meriti a un grande genio della musica per film, colui che in America è meglio noto come "The horror man".


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