lunedì 23 aprile 2012

Letteratura o Cinema? Non si tratta di "scelta"...


Il polverone che ogni volta si alza tirando in ballo la questione " letteratura o cinema"è forse figlio di uno dei temi maggiormente trattati dalla " semiologia" sia in campo linguistico che cinematografico. 
La semiologia ( o semiotica), brevissimo accenno per chi non lo sapesse, è lo studio di "ogni tipo di segno", sia esso linguistico, visivo, gestuale, ecc...prodotto in base a un codice accettato e condiviso socialmente. 
Dunque partiamo dalla consapevolezza che entrambe le "arti", perché di arte si parla, vantano un incredibile bagaglio di potenzialità, poi, che una si muova nella dimensione verbale e l' altra in quella visuale, voglio dire, che differenza fa?


Io credo di appartenere a quella cerchia di, spero, tanti appasionati di cinema convinti dell' indissolubilità del rapporto "cinema-letteratura".
Quello che voglio dire è che tanto per una quanto per l' altra il nostro "fondamentale" compito è quello di saperne cogliere il senso più profondo per rispettarne lo spirito, senza mettere per forza dei paletti o dei margini di paragone che alla fine rischiano soltanto di spostare la nostra attenzione altrove.


Ovviamente gli esempi che meriterebbero di essere citati sono quasi "infiniti", sia tradotti in successi che in insuccessi, però, vorrei dedicare due righe al film che forse più di ogni altro possa testimoniare, secondo il mio modestissimo parere, come un mezzo così straordinario  e incredibilmente potente quale è appunto il cinema sappia rendere o addirittura "innalzare" lo spirito di un capolavoro letterario.
Quando lessi per la prima volta "Shining" di Stephen King rimasi immediatamente estasiata, sia perché King era tra i miei autori preferiti, e poi l' effetto che ebbe su di me fu assolutamente "insolito" diciamo così. Leggevo e la mia mente cercava di cogliere ogni cosa, di immaginare soprattutto questo luogo così "labirintico", ogni dettaglio, suono, colore, insomma, tutto. Il fatto insolito fu che la mia mente quasi era impossobilitata a ricreare questo sfondo e nel momento stesso in cui io chiusi il libro, nonostante l' indiscusso piacere che provai nel leggerlo, mi sentii quasi "incompleta", c' era qualcosa che mi mancava terribilmente (difficile spiegarlo).
Beh, passò un bel po' di tempo prima che io conobbi Stanley Kubrick, eppure Shining (romanzo) era rimasto impresso nella mia memoria come se non fosse trascorso neanche un giorno.
"Inutile sottolineare che stiamo parlando del più grande autore/regista e più che mai "maestro" che la storia del cinema possa ricordare".
Kubrick porta sullo schermo Shining nel 1980, io, considerando che ancora non ero nata, lo vidi vent' anni dopo e, lo ricordo come se fosse ieri, mentre quelle sequenze scorrevano davanti ai miei occhi capii che quello era esattamente ciò che la mia mente non riusciva a immaginare, quello era "Shining", quello, "esattamente quello" era tutto ciò che mi mancava.




Quello che per me è fondamentale è che se un film  "è bello", lo è a prescindere, un regista può tranquillamente ispirarsi ad un libro, può rimanerne fedele o stravolgerne la trama, poco conta.
Quel che conta è coglierne l' essenza e rispettarla, poi ogni "arte" ha i propri mezzi, le proprie sfumature, le proprie "verità".
Cosa importa se nel romanzo di King la camera è la 217 e nel film diventa 237, o se la morte di Jack avviene in circostanze differenti?


Insomma, leggiamo il libro e poi affrettiamoci a scoprire cosa accade quando questo prende vita davanti ai nostri occhi e si tramuta in immagine, perché nella peggiore delle ipotesi il regista ci deluderà, se così non fosse ci sentiremo incredibilmente "soddisfatti".


Letteratura e cinema, la parola che si trasforma in immagine, questa è la "magia". 

Di Valentina Orsini

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