Ultimamente i miei gusti cinematografici sembrano essere sballati completamente, ma questo non significa che la cosa debba per forza dispiacermi, anzi. Potrei partire dal fatto altrettanto insolito che riguarda le traduzioni italiane che, il più delle volte, stravolgono (uccidendolo) il film che da oltreoceano arriva nelle nostre sale. A pensarci bene The descendants non mi avrebbe incuriosita più di tanto, e nemmeno avrebbe contribuito a farmi fare un'idea sul film. Paradiso Amaro ha qualcosa già nel suono che produce, un messaggio che quasi non lascia via di scampo. Quell'amarezza che permea il titolo, non abbandona di fatto, nemmeno per un istante, lo spettatore che deve saper gestire questo inspiegabile contrasto che c'è, tra lo sfondo paradisiaco delle Hawaii e il dolore pronto ad esplodere dallo schermo, senza preavviso, proprio come nella vita. Quella della commedia amara che sottilmente scava nell'epidermide, è una prerogativa del cinema di Alexander ...
Storia di un avverbio ostinato