C’era una volta un bambino , cresciuto nella contea di Los Angeles, nel Burbank. Un bambino come tanti, o come nessuno, che amava passare le sue giornate in soffitta a disegnare, i pomeriggi al cinema ad ammirare le rinascite di scheletri e giganti di pietra, grazie a quella che diverrà, poi, la sua “peculiarità” (la stop-motion ). Allora era il leggendario Ray Harryhausen ad illuminare il ragazzino, il piccolo spettatore innamorato del cinema fantastico, con l’ irrefrenabile bisogno di far capire al mondo intero che, i mostri viventi negli incubi dei bambini, sono molto diversi da quelli che, la gente è solita immaginare… Negli ultimi anni, uno dei registi più visionari che il cinema conosca, si ritrova ad affrontare lamentele e risentite delusioni di tutti quelli che, io detesto e amo chiamare, ex burtoniani. Basta un passo o falso ( Alice in Wonderland ) o due ( La fabbrica di cioccolato ? Dark Shadows ? Non è ancora chiaro in effetti) e si sa, nella giungla delle at...
Storia di un avverbio ostinato