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Perfetti sconosciuti

Quando non c'era WhatsApp e Facebook avevamo solo un modo per custodire i nostri segreti. Infallibile, tra l'altro. Noi stessi. La nostra scatola nera era la nostra testa, e lì davvero era impossibile accedere. Non serviva password o parola d'ordine. Una volta o ci si capiva, oppure nada . Parlare faceva la differenza, le amicizie storiche si fondavano su questo e nemmeno il tempo le scalfiva. Lo sappiamo bene tutti, ma trascuriamo questo aspetto, anche solo per andare avanti e dire che in fondo, "va tutto bene". Ma se dimentichi di guardarti allo specchio troppo a lungo, a un certo punto sei costretto a farlo. Lo capisci quando intorno è buio, e la poltrona che ti fa stare comodo ti prende allo stomaco e un po' ti divora. Il cinema, sì. Sono le controindicazioni dette a bassa voce, quelle scritte a caratteri minuscoli. Però qualcuno le ha dette, qualcuno le ha scritte... Da qualche parte. Paolo Genovese parte da qui, e ricr...

Noi e la Giulia - dedicato a chi torna

    Sono tempi difficili, i nostri. L'amarezza ormai sembra essere l'unica fidata compagna della disperazione. E i disperati siamo noi, sì. Quelli nati nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Di noi si parla quando ci si ricorda di un paese allo sbando - il nostro - arrivato a un punto di non ritorno. E a un passo dal capolinea, organizzati in fila indiana sulla linea gialla e con l'indifferenza negli occhi, noi , la generazione del piano B.   Edoardo Leo segna la sua terza regia partendo proprio da qui. Un dato di fatto, una consapevolezza che ti porti dentro e che, seppur tu non la voglia affatto, ti prende alla sprovvista come un crampo, una gomitata improvvisa allo stomaco. Ed è come raccontare una storia che si ripete, identica. In Italia ci sono i giovani laureati che emigrano con i sogni coltivati nella propria terra, e poi ci sono i quarantenni falliti, quelli per cui partire è impossibile e allora ripiegano tutto su quella che sembra...