Mi siedo davanti al pc e una reazione insolita mi travolge. L'attimo che precede il primo tasto battuto sulla tastiera, vuole che la mia attenzione svolti in basso - che nemmeno si può dire, ma rende l'idea. C'è un dolore che viene da dove a malapena arrivo con gli occhi, e le ginocchia mi dolgono. Faranno male tutte le volte, d'ora in poi. Menomale! E questo pensiero mette a tacere molte paranoie, riaccende in me la voglia di insistere come quando rileggi le prime due righe e capisci di avercela fatta, ancora una volta. Cominciare mi dà vita, e mi suggerisce la più essenziale delle verità: " che un libro non si pubblica, ma si scrive". Parte proprio da questa premessa Gianluca Mercadante , e mette in guardia con sfrontatezza e ironia quel povero disgraziato che, da grande, vuole fare lo scrittore. Vuole farlo a tutti i costi, probabilmente dopo aver tentato tutto o scartato, col senno di poi, la primissima scelta. L'autore di...
Storia di un avverbio ostinato