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Visualizzazione dei post con l'etichetta danny elfman

Big eyes - Visioni oltre lo schermo

    A distanza di vent'anni esatti, Tim Burton torna dietro la macchina da presa per dirigere un film biografico. Big Eyes narra la vera storia di Margaret Keane , pittrice degli anni '50-'60 e vittima di una delle più note frodi artistiche in campo pittorico.   Come nel 1994, anno di Ed Wood , la stesura del soggetto viene affidata alla coppia Scott Alexander e Lerry Karaszewsky. Dalle sfumature di un bianco e nero grottesco e nostalgico, Tim Burton sembra essersi molto allontanato, si dissolve dietro la macchina, con il solo e unico scopo di raccontare. Senza metterci del suo, forse non troppo, tanto che nessuno se ne accorge e a stento si direbbe che è un vero e proprio film del regista di Burbank. Dicono... Questo distacco, tuttavia, è necessario. Come spesso accade nel percorso di un artista, la visione del mondo che si vuole raccontare cambia, insieme a lui. E Burton è cambiato, lo hanno detto in tutte le salse, con fin troppa arroganza e ...

Il mistico e il visionario, la musica di Elfman nel cinema di Burton

Si potrebbe parlare di lui come dell'anticonvenzionale per eccellenza, quello "politicamente scorretto" che infrange i dettami conservatori di Hollywood, il cavaliere mistico che con assoluta maestria presenta al mondo intero una musica vestita di nero, dal malinconico sorriso nell'anima. Daniel Robert Elfman nasce nel 1953 in Texas, e il mondo della musica lo conosce grazie alla sua rock band, i Mystic Knights of Oingo-Boingo, che nasce per accompagnare il debutto cinematografico del fratello del compositore, Richard Elfman, con il suo The Forbidden Zone (1980), in cui, tra l'altro, Danny reciterà un piccolo ma non indifferente ruolo nei panni di Satana. Nel 1985 Elfman incontra Tim Burton (accanito fan degli Oingo-Boingo) e sarà Pee-Wee's Big Adventure (primo lungometraggio del regista), dello stesso anno, a segnare l'esordio del compositore come musicista orchestrale. Il film dà il via a una grande collaborazione artistica tra i due, tanto che, d...

Dark Shadows

Sapevo che non sarebbe stato affatto semplice recensire Dark Shadows, e questa mia consapevolezza nasce per diversi motivi, molti dei quali però ancora oscuri a me stessa. Forse il mio più grande ostacolo, che incontro ogni volta io cominci a parlare di “Tim”, è rappresentato dalle critiche gratuite e spesso sconnesse di tanti (“ex”) burtoniani pronti sul tempo a puntare il dito appena sentono nell’aria il profumo di un nuovo lavoro diretto da Burton. Io so che questa premessa potrebbe, e magari lo è, suonare come insensata o addirittura fuorviante dal momento che il mio intento è (o meglio era…) quello di raccontarvi un film cercando di amalgamare un po’ di critica cinematografica, un po’ di giornalismo e, un po’ di “me”… Negli anni ’60 la ABC trasmette una soap destinata a diventare un cult. Siamo in America, è il 1966 e Dan Curtis vede realizzarsi sullo schermo il “suo” Dark Shadows. Una serie melodrammatica, fatta di mostri e colpi di scena distribuita in circa 1200 punta...

Alice in Wonderland

I l paese delle meraviglie di Burton.  Si è parlato di "flop", di film troppo atteso, di 3D deludente e, chi più ne ha più ne metta, poiché nulla è più costruttivo di una buone dose di biasimi da parte di critici di tutto il mondo ( spettatori ovviamente compresi).  Ma, un film quando fa discutere con così tanta veemenza non è già un successo? Beh, gusti personali a parte, anche se per il film in questione sembrerebbe davvero impossibile non farli prevalere, non possiamo negare il merito a Burton di aver portato a termine una bella impresa; Insomma parliamo di " Alice nel paese delle meraviglie" una delle fiabe più visionarie della letteratura inglese dell' Ottocento e chi meglio del  "visionario e folle" per eccellenza,  poteva imbattersi in tale faccenda? Ora,  cosa gratifica e cosa delude del film di Burton?  Potremmo iniziare parlando del  cast  di Alice, difficile trovare macchie quando sullo schermo si ammirano geni di un certo calib...

The next three days

Un film di cui si potrebbe quasi dire che, "vale la pena vederlo, o meglio ascoltarlo", e non ci vuole molto ad afferrare il senso di questa premessa se solo ci limitiamo a pronunciare un nome: Danny Elfman.   Non parliamo certo di uno di quei film che lascia col fiato sospeso o sorprende lo spettatore con qualche trovata da esemplare thriller psicologico. Eppure qualcosa Haggis in questi 122' ( remake del francese   Pour elle (2007)   di Fred Cavayé) ci mette, a partire da un soggetto che sembrerebbe a primo impatto quasi "paradossale" e a tratti ridicolo. A primo impatto però, perché nel suo compiersi poi il film tenta la sua salvezza e in linea generale io direi che ci riesce.   La storia è fondamentalmente quella di un uomo che per la donna che ama è disposto a tutto, anche se questo tutto  significa infrangere l' equilibrio di una vita vissuta fino ad' ora all' insegna delle regole e della tranquillità. Un uomo infatti fin troppo tran...

Danny Elfman

Si potrebbe parlare di lui come dell' anticonvenzionale per eccellenza, quello "politicamente scorretto" che infrange i dettami conservatori di Hollywood...il Cavaliere mistico che con assoluta maestria presenta al mondo intero una musica vestita di nero, dal malinconico sorriso nell' anima. Daniel Robert Elfman nasce nel 1953 in Texas e il mondo della musica lo conosce grazie alla sua rock band, i Mystic Knights of Oingo-Boingo, ( o semplicemente "Oingo-Boingo" ), la quale nasce per accompagnare il debutto cinematografico del fratello del compositore, Richard Elfman, con il suo   The forbidden zone   (1980), in cui tra l' altro Danny reciterà un piccolo ma non indifferente ruolo nei panni di Satana. Il gruppo, a cui Elfman apparterrà dal 1979 al 1995, suscita l' interesse di vari registi e si vedrà impegnato nella realizzazione di musiche per film, nonché di concerti rock. Nel 1985 Elfman incontra Tim Burton ( accanito fan degli Oingo-B...