Avevo promesso a me stessa che mai avrei ceduto all'istinto, almeno non nel momento in cui so che sto per mettermi a scrivere, non esageratamente, non così. Ho aspettato che passasse tutta la notte, ci ho dormito sopra, non ci ho voluto più pensare. Ho chiuso gli occhi dicendomi che, "domani", avrei avuto tutto più chiaro, in ordine. Ma quale ordine? Ma cosa vuoi chiarire ancora? La verità (volete la verità?) è che a volte tutto diventa inutile, miseramente superfluo, tranquillamente evitabile. Ecco, ci sono momenti in cui, che tu scriva o meno, alla gente non importa. Non importa nemmeno a te stesso, ma tu non puoi farne a meno. E sai che nonostante ti farà schifo chi sei in quel preciso momento, nonostante le parole non ti verranno fuori disciplinate, corrette, pacate, sensate, tu non ti tiri indietro. Lo fai. Senza accendere il cervello, senza badare al fatto che, non averlo fatto (ecco, tipo adesso), implicherebbe un qualcosa di scomposto, di brutalm...
Storia di un avverbio ostinato