Quel che ricordo meglio di quando ero bambina, è quella necessità che avevo di passare inosservata, poter godere del privilegio di ragionare ad alta voce, inventare discorsi elaborati, improvvisarmi in sorrisi, facce tristi. Ricordo quanto era bello sentirsi "grande", ma non troppo, e ricordo di come si parlava a bassa voce tra noi, i piccoli amici del parco. Si stava così bene, e non eravamo mai gli stessi. Perché non era mai sempre domenica. C'era il bambino che veniva con la nonna, un altro con la zia, chi con il padre, con la madre. Raramente, madre e padre insieme. Erano i tempi in cui si credeva di avere maggiori difficoltà nel socializzare e abbandonarsi a incontri occasionali, brevi, e invece sono diventati quelli che oggi si ricordano con grande nostalgia. Perché tutto ci veniva più naturale, i nostri genitori o chi per loro, erano lì e avevano occhi solo per noi e per gli altri. Figure umane attorno agli scivoli e dietro le altalene. No...
Storia di un avverbio ostinato