Quando conobbi Max Gazzè , il tutto avvenne all'insegna dell'euforia e di una rara gioia, data dal poter canticchiare una canzone che portasse il mio stesso nome. Era l'estate delle prime cotte, quelle in cui parlavo con Vasco Rossi nei miei sogni e lo imploravo di scrivere un pezzo che parlasse anche di me. Dopo Sally, Jenny, Gabri, Toffee e se me ne dimentico qualcuna perdonatemi, era giusto per rafforzare il periodo, non capivo perché Vasco ancora non avesse pensato di ispirarsi al mio nome. Perché? Fu così allora, che nel '98, quando ascoltai per la prima volta Cara Valentina , tutti i miei mali sembravano essersi dissolti, soavemente, tra le note di questa canzone che, finalmente, parlava un po' di me. Credo che la mia ammirazione e il mio debole per il cantautore romano, siano in grandissima parte legati a questa faccenda, non posso certo nasconderlo. Poi però l'idea che ti fai, su un cantante e sulla sua musica, può cambiare, diventare più fort...
Storia di un avverbio ostinato