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Visualizzazione dei post con l'etichetta letteratura

La poesia si fa per strada, con la rassegna letteraria "Per certi versi"

  Alessandra Racca   L'estate pullula di eventi all'aria aperta e di buone iniziative. Che siano dedicate all'arte, al cinema, o alla letteratura poco importa. Purché la gente possa sfruttare queste occasioni al fine di migliorarsi, di arricchirsi.   Anche perché, le cose belle accadono di fuori . Questo è un po' il grido di battaglia della rassegna letteraria Per certi versi , giunta ormai al suo quinto incontro, e che si terrà in quel di Cagliari presso il  Bar Le streghe , venerdì 1 luglio alle 20:30.   La rassegna è curata dalla scrittrice Valentina Neri, a moderare l'incontro sarà invece il giornalista e poeta Giuseppe Mereu. Gli ospiti della serata, Alessandra Racca e Arsenio Bravuomo , sono molto attivi nel portare i versi tra la gente e con l'occasione presenteranno le loro ultime fatiche. Rispettivamente Consigli di volo per bipedi pensanti (Neo Edizioni) e Son sempre solo (Miraggi).   Vi lascio con le parole di...

Il cavaliere inesistente

    Dinanzi a te mi sento sempre inadeguata, piccola. Ma se io non ti guardassi, come potrei provarci? E poi quante cose mi insegni? Quante che tu sai dire, per le quali io non trovo le parole... L'inquietudine, la rabbia indeterminata, l'incertezza, l'inadeguatezza. E la più bella in assoluto, la manchevolezza.   Nessun libro mi lascia col fiato corto, tipico delle prime volte, anche quando di tutte quelle prime volte perdo il conto. Calvino parlava al futuro, del futuro stesso. Metteva in guardia noi e lui, da ciò che ci attendeva. E il futuro era lì, appena dopo l'ultima pagina. Dopo l'ultimo punto che fai fatica ad accettare, perché di romanzi cavallereschi moderni, non ve n'è esistenza al di fuori di questo. Il cavaliere inesistente.  Di quale meraviglia è capace la letteratura? M e lo immagino Algilulfo e la sua armatura bianca, mentre tenta disperatamente di dare ordine al caos, in questi tempi frenetici, in questa civiltà allo s...

Muriel Barbery - L'eleganza del riccio

Credo di aver trovato il libro della mia vita. Credo di aver afferrato tante di quelle emozioni in una volta sola, da non poter credere il contrario. Al 7 di rue de Grenelle, Parigi, le vite di due donne mi hanno sedotta e frastornata. Renée e Paloma . La prima, una donna di passa cinquant'anni, vedova e portinaia. Di quelle che ai più, passano come rozze e ignoranti, indegne perfino di un saluto o di uno sguardo sincero. La seconda invece è una bambina, dodici anni e già consapevole di tutto il marcio del mondo. Dotata di un'intelligenza sorprendente ma al tempo stesso, rassegnata dinanzi a un universo di uomini e donne ormai condannati alla "boccia dei pesci rossi", alla fine. Sull'orlo di un tragico epilogo inevitabile, nemmeno lei, può dirsi salva. Ecco perché la piccola Paloma ha deciso di togliersi la vita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Prima però, ha bisogno di scrivere qualcosa della sua vita. Pensieri profondi e i più bei movimen...

Il percorso dell'amore - Così, conobbi Alice Munro

E così conobbi Alice Munro ... "Era ora" - direte voi. Lo direi anch'io. Quando la libraia mi consigliò il libro (sì, io credo ancora nel delicato e prezioso ruolo del libraio), capii subito che sarebbe stata, in ogni caso, non una "cosa da niente". Nella peggiore delle ipotesi, avrei letto finalmente qualcosa della Munro. Una donna da Nobel, una delle più importanti autrici contemporanee. Quando si scopre uno scrittore, si va senza troppe pretese e senza nemmeno alcuna paura. Almeno, a me capita così. Non aprirei mai un libro di un autore che non conosco, con la stessa eccitazione e paura, al tempo stesso, che guida quel momento in cui inizio l'ennesimo libro dello scrittore già bello che noto. Certo qui c'era tanta curiosità. L'idea di aprire per la prima volta un libro scritto da una donna, appena vincitrice di un Nobel, mi apriva una strada di quelle che non sai dove va a finire, eppure tu la imbocchi quasi certa. Convinta ch...

Encomium Moriae, quando a parlare è la Follia...

La normalità vuole che la notte sia fatta per dormire, la normalità. Ma mettiamo il caso che né il sonno né altro ci aiutino a legittimare la verità più vera professata dalla normalità... Ecco, filosofeggiare di primo mattino non è certo da me, e nemmeno è sintomo positivo. Parliamo di cinema solitamente, oggi no. Oggi ho pensato che con la scusa della Letteratura si potesse fare di più, e di questo ne sono certa.  In realtà dovrete solamente subire le conseguenze di una delle mie notti passate a non saper né dormire, né scrivere. E cosa si fa in questi casi? Io non ho molte alternative, due al massimo. Guardo un film, oppure leggo. Sul film sono molto abitudinaria, nel senso che è questo uno di quei casi d'emergenza, allora la scelta del film è terapeutica e ricorro sempre agli stessi titoli. Tre o quattro non di più. Se decido di affidarmi alla lettura invece la situazione si complica, perché mi abbandono completamente all'imprevedibilità del mio stato d'animo. ...