Quando la macchina da presa entra nelle aule scolastiche, a me capita spesso di indossare occhi diversi. Mi capita ad esempio di ricominciare a guardare quegli alunni e quei professori, come se stessi ancora vivendo gli anni della scuola. I miei periodi difficili, quelli in cui il futuro si poteva ancora maneggiare con cura e fantasia, come si fa in cucina con la pasta di zucchero. A quei tempi, nonostante la paura di sbagliare spesso aveva la meglio sulla nostra sfrontatezza e tenacia, tutto ci appariva grande e ancora possibile. Era bello. Ecco perché tornare su quei banchi, talvolta è necessario. C'è sempre da imparare, recuperare qualche lezione persa, tornare a prendere appunti. E chi impara non è mai soltanto l'alunno, perché "imparare" deriva da uno scambio prezioso che esiste a partire da un numero mai inferiore a due. Questo immagino sia alla base del "credo" di ogni insegnante, almeno quelli che insegnano davvero. E un regista come G...
Storia di un avverbio ostinato