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Argo

Non so quanta verità possa nascondersi dietro la frase citata nel film: "anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista". Così a pelle mi viene da dubitare parecchio, ma diciamo che alla sua terza prova da regista, uno come Ben Affleck , ha imparato e potrebbe insegnare a chi lo fa da anni. Su questo non vi è dubbio. Dopo aver visto  Gone baby gone  ho iniziato a rivalutare questo attore, da poco regista, ed è inevitabile riconoscergli un talento che supera di gran lunga tutto ciò che ci aveva abituati a lui e alle sue performance. Un attoruncolo , ecco. Eppure oggi vedendo Argo mi rendevo conto di quanto grande fosse la prova che stava superando Affleck. Doppio ruolo di regista e attore, non solo. Ideatore e guida di un piano di fuga responsabile di sei vite umane. Uno scenario difficile come quello dell'Iran. Una ricostruzione storica di fatti realmente accaduti e un'idea, geniale. Il tutto basta a fare un grande film? La risposta è sì. ...

Flight

Dopo Cast Away (2000), Robert Zemeckis , si dedica all'animazione per ben tre volte, realizzando film come Polar Express nel 2004, La leggenda di Beowulf nel 2007 e A Christmas Carol nel 2009. C'è chi vede in questa parentesi animata un passo falso del regista statunitense, forse uno con la presunzione di potersela cavare con ogni genere. Ma, io mi trovo da tutt'altra sponda e, sono sempre più convinta che Zemeckis sia uno dei pochi registi in circolazione, capace di dare grandi prove registiche in materia proprio di "versatilità filmografica".  Oggi parliamo di un film drammatico, Flight . La storia di un uomo alle prese con la propria coscienza e la propria vita, a un passo dal baratro. Ancora una volta torna il concetto del tempo , stavolta però non vi è alcun continuum spazio-temporale e nemmeno quei grandi salti fatti in fase di montaggio esibiti nella trilogia di Ritorno al futuro ( Arhtur Schdimt collabora con il regista, l'ultima volta...

Il Grande Lebowski

Quei "geniacci" dei Coen , canaglie di autori straordinari e cineasti sempre pronti a ribadire la loro grande, inconfondibile, "autorialità".  Dal lontano 1984, quando al Sundance Film Festival si aggiudicano il Premio della Giuria per l'esordio di Blood Simple - Sangue facile , ne abbiam visti di film(oni) firmati Coen. Pubblico e critica quasi sempre in sintonia nel promuovere la brillante filmografia di questi due registi, sceneggiatori, produttori e montatori statunitensi, come una delle più originali e sofisticate del cinema contemporaneo. Senza badare a ristrettezze di genere i fratelli Coen vantano la straordinaria dote di barcamenarsi, senza vacillare, tra cinema d'autore e commedia nera ( Ladykillers 2004), per passare poi tra i più classici thriller drammatici ( Non è un paese per vecchi 2007), al western ( Il Grinta 2010) fino ad esplodere in prove ineccepibili dal sapore "nichilista", e a tratti surreale. Il Gran...

Le ragazze del Coyote Ugly

Ricordo ancora l'estate che stava in mezzo agli anni 2000/2001, e la ricordo come se fosse oggi. Erano gli anni adolescenziali, quelli degli ormoni "a mille", i primi amori, le canzoni che si sceglievano tra amiche come colonne sonore delle nostre vite e poi c'erano i nostri film... Quei film che facevano da sfondo alle serate della nostra spensieratezza restano davvero una piccola seppur preziosa parentesi della mia vita cinefila ed è incredibile vedere come "oggi" i "miei" film siano così distanti da quelli che un tempo osannavo e mi facevano scalpitare il cuore. Eppure, tra gli amori di " Beverly Hills " e quelli di Dowson's Creek , io ogni tanto mi prendevo una pausa, mi assentavo e uscivo fuori da quella (quasi) obbligata fase segnata dai miei 16 anni. La mia sete cinematografica aveva voglia di film che spronassero a sognare, a credere nelle favole degli amori nati in quelle interminabili sere d'estate e, ammettiamolo, f...