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Visualizzazione dei post con l'etichetta valentina orsini

Madrepàtria - Racconti dell'umana sorte

La mia più grande ambizione è imparare a scrivere. Dunque ci provo. Dopo Caramelle al gusto arancia , uscito a novembre del 2015, ho quasi creduto di essere stata baciata dalla fortuna, che il fato fosse stato benevolo e proprio per questo, un'esperienza simile sarebbe stata irripetibile. Poi arriva oggi, il giorno in cui tutto ritorna.  La mia seconda prima volta. All'epoca dissi: "Un tuffo a bomba nel cuore. Un'emozione che non so dire". Ribadisco. Madrepàtria - Racconti dell'umana sorte , è stata una bella sfida.  L'ho scritto durante la gravidanza. Nove mesi più tondi della mia pancia, più tondi del mondo che nel frattempo girava. L'ho dedicato al mio professore di Lettere, e lo dedico a chi coraggiosamente crede in me, e continua a dirmi: "Scrivi!" Lo dedico alla mia famiglia, ai miei amici più veri, al mio editore (il più coraggioso di tutti!), e pure un po' a me stessa. Introduzione A un certo ...

Le scarpe del Signor Foley

Nel blog di una scrittrice, o presunta tale, non possono certo mancare racconti o stralci di narrativa. Non è la premessa di una che vuole fare la secchiona delle blogger o ripetere a puntino la lezione del buon SEO. La verità è che nel blog ci metto tutti i racconti che mi hanno "scartato". Ciò che accadde per Aghi di pino e carta straccia , si ripete con Le scarpe del Signor Foley . Un racconto nostalgico che fa da omaggio a quei mestieri scomparsi. Io la chiamerei una storia d'amore autentica e chiassosa, ma per capirla meglio, ho bisogno del vostro sincero parere! Le scarpe del Signor Foley Quel lunedì di Pasqua, era il 1944, stavano tutti riuniti da Giggetto all’Osteria. Famiglie vecchie e nuove, soldati tedeschi e fagotti pieni, di chi si portava il pranzo da casa. Era una tradizione popolare, quella, e a Roma certe cose non le ammazzava nemmeno la guerra. C’era Peppino detto “il Gobbo”, insieme a due amici del Quarticciolo. E c’erano tre soldati tedesch...

Caramelle al gusto arancia - In bocca al lupo a me!

    "Perché magari alla fine quel sogno s'avvera". E io non ho mai smesso di dirlo a me stessa, nonostante tutto. Tutto che vuol dire paura, sfiducia, giorni aridi di parole. Tutto che vuol dire il paese in cui vivo, e le incertezze, la faccia della gente quando ti presenti e dici "piacere io scrivo!" I sorrisi storti, l'entusiasmo che non c'è. Ma le pagine a un certo punto hanno iniziato a riempirsi davvero. A un certo punto, si è fatto oggi. E stento a crederci, ve lo giuro, me ntre mi sforzo di trovare un qualcosa che sia d'impatto, che funzioni...   La verità è che quando finisci di scrivere, è come se alle parole volessi concedere una tregua. Ci guardiamo senza più pretese, ora, senza colpe né meriti. È il momento che attendevamo. Tipo pianeti allineati, stelle che non sono più né poche né troppe. Tipo che non so più che dire perché mi sta farneticando il cuore. Il 10 novembre uscirà il mio romanzo, Caramelle al gusto arancia...

Aghi di pino e carta straccia

  Quasi quasi vi propino tutto ciò che mi scartano gli editori... Che dite? Aspetta però, Vale...tu ancora non hai scritto a nessuno, lo hai dimenticato? Fifona!   Ok ok, quella è un'altra storia però. Lo farò. Giuro! Oggi vorrei proporvi il primo racconto del primissimo concorso a cui ho deciso di prender parte. Non è un racconto vero e proprio, o sì. In realtà è una lettera. A parlare è qualcuno, senza specificare chi. Destinatario...stessa cosa. Non specificato. Il mio intento era quello di rendere attraverso una lettera - il modo più diretto e sincero di entrare in contatto con l'altro e con sé stessi, a mio avviso - alcuni sentimenti universali. In particolare qui, si parla di nostalgia. E della fugacità dei rapporti. Soprattutto. Perché per quanto un rapporto abbia le migliori premesse e sembra immortale, è destinato comunque a spegnersi o, nella migliore delle ipotesi, a cambiare.   *L'immagine che vedete è un olio su tela di M...