Dinanzi a te mi sento sempre inadeguata, piccola. Ma se io non ti guardassi, come potrei provarci? E poi quante cose mi insegni? Quante che tu sai dire, per le quali io non trovo le parole... L'inquietudine, la rabbia indeterminata, l'incertezza, l'inadeguatezza. E la più bella in assoluto, la manchevolezza. Nessun libro mi lascia col fiato corto, tipico delle prime volte, anche quando di tutte quelle prime volte perdo il conto. Calvino parlava al futuro, del futuro stesso. Metteva in guardia noi e lui, da ciò che ci attendeva. E il futuro era lì, appena dopo l'ultima pagina. Dopo l'ultimo punto che fai fatica ad accettare, perché di romanzi cavallereschi moderni, non ve n'è esistenza al di fuori di questo. Il cavaliere inesistente. Di quale meraviglia è capace la letteratura? M e lo immagino Algilulfo e la sua armatura bianca, mentre tenta disperatamente di dare ordine al caos, in questi tempi frenetici, in questa civiltà allo s...
Storia di un avverbio ostinato