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Visualizzazione dei post con l'etichetta valerio mastandrea

La felicità è un sistema complesso

Dopo  Non pensarci , Gianni Zanasi torna a dirigere Valerio Mastandrea in una commedia che si conferma essere ancora una volta intima e toccante. La felicità è un sistema complesso  è un viaggio drammatico che obbliga l'uomo a capire se stesso, attraverso la memoria affettiva e le responsabilità del mondo adulto. Enrico, il cui volto impeccabile di Mastandrea si fa carico di ogni metafora del film, è un uomo che si sforza di credere in ciò che fa. Impresa di cui siamo spesso protagonisti, anche inconsapevolmente. Il suo lavoro consiste nel monetizzare le disgrazie e i fallimenti degli altri, ma per Enrico è solo un bel modo di raccogliere un poveraccio da terra, e dargli un'altra possibilità. Almeno così è, finché nella sua vita così abitudinaria non irrompono delle presenze nuove, inaspettate. Una ragazza israeliana e due ragazzini rimasti orfani di madre e padre, costretti a mandare avanti la gigantesca azienda di famiglia.  Nonostante il mondo di E...

Come marziani che guardano il mare (Non essere cattivo)

Ostia, 1995. Il non luogo per antonomasia, dove non è ancora estate, eppure si intravede il mare. Mare tossico, inquinato, messo lì per inghiottire tutti. Buoni e cattivi senza eccezioni di sorta. Sembra un film straniero, ma quella è Ostia, me la ricordo bene. Gli anni '90 e le passeggiate fino alla rotonda e quel vestito da principessa che tanto voleva mia madre, io per niente. Mi hanno detto che questo è un film che parla di droga e del dramma che ne consegue. Mi hanno detto che Claudio Caligari ci ha messo dentro qualcosa come a voler chiudere un cerchio, la sua vita di regista lasciato sempre un po' ai margini, mai al centro dell'olimpo.  Mi hanno detto... E i miei occhi sono arrivati un po' tardi, rispetto al vociferare di premi mancati e critiche entusiastiche.  Adesso che tutti hanno già detto tutto, che la critica ha fatto, scritto, sottolineato, me ne vengo fuori io dal nulla mandando all'aria ogni logica proverbiale. "Batt...

Perfetti sconosciuti

Quando non c'era WhatsApp e Facebook avevamo solo un modo per custodire i nostri segreti. Infallibile, tra l'altro. Noi stessi. La nostra scatola nera era la nostra testa, e lì davvero era impossibile accedere. Non serviva password o parola d'ordine. Una volta o ci si capiva, oppure nada . Parlare faceva la differenza, le amicizie storiche si fondavano su questo e nemmeno il tempo le scalfiva. Lo sappiamo bene tutti, ma trascuriamo questo aspetto, anche solo per andare avanti e dire che in fondo, "va tutto bene". Ma se dimentichi di guardarti allo specchio troppo a lungo, a un certo punto sei costretto a farlo. Lo capisci quando intorno è buio, e la poltrona che ti fa stare comodo ti prende allo stomaco e un po' ti divora. Il cinema, sì. Sono le controindicazioni dette a bassa voce, quelle scritte a caratteri minuscoli. Però qualcuno le ha dette, qualcuno le ha scritte... Da qualche parte. Paolo Genovese parte da qui, e ricr...

La sedia della felicità

    La sedia della felicità  segna il testamento artistico del regista padovano, scomparso nel 2014. Carlo Mazzacurati lo ricordo soprattutto per la storia di Vesna e Antonio, nel film del 1996 Vesna va veloce e L'amore ritrovato del 2004. La mia idea del cinema italiano si è via via arricchita negli ultimi anni, proprio seguendo quei recuperi necessari, affinché di quel nostro vecchio e compianto cinema, non vada a svanire del tutto il ricordo.   La storia di Dino e Bruno si muove in terre venete, attualizzata dai problemi sociali e d'integrazione, non per forza legata agli immigrati, anzi. I protagonisti infatti fanno fatica a stare al passo coi tempi, tatuatore lui estetista lei, alle prese con un fornitore più strozzino che amico. Il tradimento e il divorzio che sono tipicamente italiani, fanno da antefatto alla più surreale e grottesca caccia al tesoro che parte in una villa abbandonata con tanto di cinghiale e arriva fin sopra le alte ...

Non pensarci

Capisco di amare davvero un film, quando alla terza visione mi sembra ancora "di più". Più pulito, più completo, più commovente e sincero. Ed è in film come Non pensarci , che avviene il miracolo. Una piccola crepa da cui entra il sole, il cinema italiano che vorresti sempre, fatto di e per , uomini semplici, gente di provincia. Storie di bugie destinate a rivelarsi, prima o poi, e quando arriva quel momento fa male, tanto da farti rimpiangere i tempi in cui "ci riempivamo di cazzate". La storia della famiglia Nardini e delle ciliegie, di uomini sull'orlo di un esaurimento nervoso, donne presunte lesbiche e madri di famiglia schiacciate dal peso delle verità inconfessate. Non pensarci è soprattutto la storia di Stefano, grande prova (l'ennesima) d'attore per Valerio Mastandrea , aspirante rockstar da sempre, disegnato con la punta morbida della malinconia, a metà tra il punk e un'aria di Verdi.  Ciascuno dei personaggi diretti e sc...

Gli equilibristi

Viviamo in un'epoca moderna davvero complicata. Ci innamoriamo, ci sposiamo, diventiamo genitori e proviamo a crescere, al passo delle lezioni che la vita impartisce, dall'alto della sua cattedra impalpabile. Cadiamo e ci rialziamo, sbagliamo e poi impariamo. Più o meno è così che va, per tutti. Ma una vita pianificata a tavolino, quasi mai va come dovrebbe. Se davvero avessimo immaginato che sposarsi sarebbe stata un'impresa economica e non solo, figuriamoci una separazione, o un divorzio. Certo è che, nessuno avrebbe immaginato si trattasse di "roba per ricchi". Ed è così che il regista, attore e documentarista romano, Ivano De Matteo , ne parla. Il suo ultimo film presentato a Venezia nel 2012, Gli equilibristi , è un dramma fedele sui nostri tempi.  Un archivio e due corpi, e il loro incontro illecito. Il film vuole prima di ogni altra cosa dire allo spettatore che ,tutto ciò cui assisterà, è inevitabile conseguenza di quel rapporto appena acce...