Nel titolo di quest'ultimo film firmato Von Trier , c'è già una sorta di preannunciazione, di quello che davanti ai nostri occhi si sarebbe manifestato come lo spettacolo cinematografico più inquietante e rassegnato sul concetto di "fine". Parlo di concetto e ci tengo a sottolinearlo, questo per far fronte alla stupidità che si finge stratega, dei nostri canali, i quali si divertono a presentare Melancholia come film di "Fantascienza". Quant'è irrispettoso pensare a Melancholia, come a uno di quei pastrocchi calamitosi che di tanto in tanto le nostre tv propongono? Io credo lo sia fin troppo. E basti guardare Melancholia nei suoi primi 8 o 9', prologo annunciatore della fine di "tutto" ( ouverture wagneriana del Tristano e Isotta ), per comprendere, quale assurda idea si abbia del cinema di Von Trier. Prima di vedere il film, più di un fidato amico cinefilo, mi avvertì della complicata visione, del fatto che "vedere Melancho...
Storia di un avverbio ostinato