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Non chiedermi mai cosa farò da grande

L'ultimo post scritto risale al 15 settembre. Il post più letto è, da praticamente una vita, questo: " Tema: Il mio futuro ". L'ultima volta che mi hanno posto questa domanda, non sapevo che dire.  Nemmeno la prima. Nemmeno adesso. "Cosa vuoi fare da grande?" Della prima volta non ricordo nulla, ma rimpiango senza dubbio la mia leggerezza. Perché davvero una volta planavo sulle cose senza farmi male. Poi è arrivata la prima botta, poi la seconda e via discorrendo. A conti fatti, osso più osso meno, oggi sarei una piccola blatta. O una di quelle lumachine zigrinate tanto carine, che le riconosci subito perché si trascinano dietro tutto il loro mondo, e si fanno un culo tantum  dalla mattina alla sera. Perché poi vanno piano, ma piano piano arrivano. Ho trentadue anni, credo di essere arrivata. Nel senso più brutale del termine. Nel senso che... a un certo punto, in amicizia, con tre cuori e due gattini, fatti i cazzi tuoi! Non...

Franz Kafka - Lettera al padre

Un bambino che di notte si lagna pur di richiamare l'attenzione dei suoi, un ballatoio davanti a una porta chiusa come luogo punitivo per antonomasia. Un bambino che già allora, investito dall'ombra ingombrante e autoritaria di un padre, si sforzava di comprendere il mondo, di decifrare il senso di un disagio tanto grande da non ammettere risposte. Solo domande. Un bambino destinato a diventare uno degli autori più importanti del XX secolo. E ci riuscì attraverso l'amore e l'odio nei confronti di quel disagio che il mondo gli imponeva. Imparando a conviverci, seppur nel pieno turbamento, nell'angoscia di un'esistenza sfuggevole ma strettamente connessa a un'esigenza di comprensione. Fosse stato per lui, per Franz Kafka , di tutto ciò che egli scrisse, oggi non avremmo nulla. Nei racconti, nei romanzi e nelle sue numerose lettere, torna l'angoscia legata alla propria esistenza e, nel caso specifico di Lettera al padre , quella che meglio di...

Confessioni di una mente pericolosa (la mia).

Ebbene sì. L'ho fatto. Sono tornata all' Università . Con un'idea ben precisa in testa, un pensiero che mai durante questi tre anni mi aveva abbandonata. Sono tornata nonostante le madonne e le bestemmie. Nonostante i vaffanculo e i porcatroiamerdosa; le mie migliori amiche. Sì, nonostante le parolacce e i pianti e le volte in cui abbia maledetto tutto di me, soprattutto quella cicala fatta di non so ancora quali droghe che mi canta nella testa e decide per me.  (Maledetta!)  Lo scorso anno, così per curiosità, inviai la domanda per la verifica dei requisiti di accesso alla magistrale in Lettere. L'esito fu positivo. Quella porta socchiusa ha iniziato ad aprirsi pian piano, e da lì ora si affaccia una luce che mi cambia di nuovo prospettiva. Ho pensato che "rinunciare perché è troppo complicato" non è la soluzione. Non lo è mai.  La strada è sempre in salita, i piagnoni sfasciaentusiasmo sono ovunque. Ma io che sono matta e altro non h...

Elogio dell'inutilità

Inutilità : l'essere inutile, condizione di ciò che è, o si ritiene, o è riuscito inutile: i. di una cura, di un rimedio; vista l'i. dei miei sforzi, ho dovuto desistere; i risultati provano l'i. di simili tentativi; vista l'i. della mia presenza qui, posso anche andarmene; sostenere l'i. di un metodo. Questa è la definizione, piuttosto sintetica, che della parola "inutilità", ne dà la Treccani . La cosa si complica quando questa, da sostantivo, diventa aggettivo. Allora non rimane che il superfluo, il vano. L'essere inefficace, che non serve a realizzare un certo fine . Che brutta storia questa dell'inutilità... Ma, aspetta un secondo, chi e cosa dà a me, essere umano, la facoltà di proclamare inutile qualcosa? In questo periodo di crisi (dove per me la crisi sta frantumando soprattutto i cervelli degli italiani, ancor prima dei loro portafogli) non si fa che discutere del problema dei giovani laureati a zonzo per il paese, quelli che, ...