Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. Non so perché continui a guardarmi, a cercare in tutti i modi la mia attenzione, già di suo sconnessa, fitta di pensieri latenti. Vanno di fretta anche loro, a quest'ora del mattino tutto corre e non vorrebbe affatto, che così fosse. Non vorrei nemmeno dartela vinta, e guardarti. Ancora, e ancora. Ma poi ti guardo, per ricordarmi che devo fare in fretta, corro in un perimetro tanto piccolo che potrei chiuderlo e metterlo in tasca. E invece continuo a circumnavigare questa casa, concentrandomi per lo più sull'ambiente che prende la sala e la cucina. E giro senza nave, senza mezzo che sappia illudermi che il tempo non conti, che non fa quel rumore assordante, che non è perversa come sembra, quella stronza malefica di una lancetta. "Tic e tac, tic e tac, tic e ancora tac". Ti odio . Impresa ridicola, sfiancante. A metà tra l'ordinario e l'impossibile. ...
Storia di un avverbio ostinato