Dopo aver convinto pubblico, critica e i pezzi da novanta degli Academy, Nat Faxon e Jim Rush tornano a scrivere insieme, concedendosi l'opportunità di fare altrettanto bene dietro la macchina da presa. Così è stato, dico io. Perché C'era una volta un'estate prosegue sulla scia di quell'amarezza, lasciata nel dramma personale di Matt king (alias il più bel Clooney di sempre!). E si ritorna ad assaporare il fascino contraddistinto del film indipendente, disseminato tra le luci di una piccola località balneare del Massachusetts. A suon di strofe che sanno di Sundance, e con le quali bene si sposano i drammi più contemporanei delle famiglie americane, Fixon e Rush rievocano la bellezza e la nostalgia di una stagione/tappa che potremmo definire "obbligatoria", necessaria alla formazione e al passaggio decisivo dall'adolescenza all'età adulta. Ed è per forza di cose in estate, che questo accade. Duncan/ Liam James ha quattordici anni, e l...
Storia di un avverbio ostinato