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Visualizzazione dei post con l'etichetta Commedia all'italiana

Noi e la Giulia - dedicato a chi torna

    Sono tempi difficili, i nostri. L'amarezza ormai sembra essere l'unica fidata compagna della disperazione. E i disperati siamo noi, sì. Quelli nati nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Di noi si parla quando ci si ricorda di un paese allo sbando - il nostro - arrivato a un punto di non ritorno. E a un passo dal capolinea, organizzati in fila indiana sulla linea gialla e con l'indifferenza negli occhi, noi , la generazione del piano B.   Edoardo Leo segna la sua terza regia partendo proprio da qui. Un dato di fatto, una consapevolezza che ti porti dentro e che, seppur tu non la voglia affatto, ti prende alla sprovvista come un crampo, una gomitata improvvisa allo stomaco. Ed è come raccontare una storia che si ripete, identica. In Italia ci sono i giovani laureati che emigrano con i sogni coltivati nella propria terra, e poi ci sono i quarantenni falliti, quelli per cui partire è impossibile e allora ripiegano tutto su quella che sembra...

Fantasmi a Roma - Fiaba surreale degli anni '60

Vorrei scrivere sempre così, con questa voglia di farlo che mi direbbe di non pormi un limite, di evitare punti. Vorrei scrivere sempre con questo stesso entusiasmo, con questo orgoglio dentro che mi fa innamorare come la prima volta, del Cinema Italiano. Dovrei aver vissuto questi miei trent'anni negli '60, oppure dovrei avere a portata di mano una sfilza di titoli che riportino esattamente lì. In un periodo storico e artistico che, cinematograficamente parlando, ha davvero reso memorabile il nostro cinema. E la prima cosa che mi viene in mente, sono le sceneggiature scritte a più mani, quelle che mettevano insieme le menti e le penne di grandissimi autori italiani. Ennio Flaiano, Ettore Scola, Age & Scarpelli, Monicelli, Rodolfo Sonego, Pietro Germi e tanti altri davvero. Oggi mi vorrei fermare due minuti, su una commedia unica nel suo genere, perché di tutte quelle viste fino ad oggi, mai nessuna era stata in grado di somigliare a un'opera comica e su...

«Lei dice guèra, ma si dice guèrra». Il cinema e la romanità - Il Grande Albertone.

« Me se strigne 'a gola a di' guèrra », rispose così Alberto Sordi, quando l'insegnante di dizione dell'Accademia dei Filodrammatici di Milano lo prese in disparte e gli disse che la sua romanità non poteva andar bene. Non voleva, non poteva, chi può stabilirlo realmente. Era il 1936...  Quel che oggi possiamo affermare senza rischiare il cartellino rosso (ricordo che Sordi pagò cara quella risposta, venne espulso dall'Accademia) è che , quello stesso dialetto tanto discusso e "snobbato", si dimostrò partecipe e complice fondamentale, qualità superlativa, di un uomo divenuto simbolo, insieme a pochissimi altri, della " Commedia all'italiana ". Nato a Roma nel 1920 (scomparso a febbraio del 2003), Alberto Sordi è stato tante maschere, Il tassinaro Pietro Marchetti , Il vigile scapestrato Otello Celletti , il vitellone felliniano Alberto , il Santibailor Nando in Un Americano a Roma , e ne ha rappresentati davvero molti degli ...