sabato 23 gennaio 2021

Finché il caffè è caldo, Toshikazu Kawaguchi



Siamo nel 2021 e ancora parliamo di viaggi nel tempo.

Come se la cosa fosse démodé, trita e ritrita.

Eppure è stata la mia lettura che ha inaugurato l'anno nuovo, Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi.

Che poi a pensarci un libro non deve mai essere giusto o sbagliato. Storicamente corretto, adatto ai tempi che corrono.

Se dovessi leggere badando troppo ai tempi che corrono, be'... non lo so!

La verità, è che un libro, qualunque esso sia, resta sempre la migliore via di fuga dalla realtà.


"Un tavolino, un caffè, una scelta. 

Basta solo questo per essere felici".


Lo leggiamo sulla copertina del libro d'esordio di Kawaguchi.

Non lo so quanto sia vero, se basti davvero "solo" questo per essere felici. Però aiuta.

In Giappone esiste una caffetteria speciale, aperta da più di cento anni. Si dice che chiunque vi entri, poi, una volta uscito, non sia più lo stesso.

Gli spazi e gli eventi vengono narrati dall'autore senza troppi fronzoli, la scrittura è per niente ricercata eppure estremamente leggera, delicata. 

Le parole non vengono gonfiate di prosa e nemmeno tirate allo stremo, mai. 

Anche quando gli argomenti trattati potrebbero richiederlo.


Il lettore viene accolto con un inchino di cortesia che è tipico della cultura giapponese.

Gli orologi sulle pareti della caffetteria e il color seppia del locale creano un'atmosfera retrò, le storie prendono vita davanti a una tazza di caffè fumante, per poi svanire nel fumo che riporta al presente.

Non credo di aver letto un grande libro, ma una piccola grande lezione di vita.

Forse la cosa più incredibile che ci possa capitare non è viaggiare nel tempo e cambiare il presente, o il futuro.

Ma tenerci gli sbagli e cambiare cuore.

E questo è possibile.

Possibilissimo.

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