Passa ai contenuti principali

Giacomo Festi - Vita da scarabocchio

 

La fuga e l'insoddisfazione, l'odio verso il mondo e verso tutti.
Si chiama adolescenza, sì.
Ed è quello che ci racconta Giacomo Festi nel suo terzo romanzo, Vita da scarabocchioLeucotea Edizioni.
 
Fuggire dalla propria immobilità, alternando al desiderio di evasione, la paura dell'ineluttabilità. Perché la vita che fai, porta il tuo nome, ed è vero. Ma a volte a guidarci sono gli eventi e, che lo vogliamo o no, persino le azioni e il volere degli altri.
Vita da scarabocchio è l'avventura drammatica e rocambolesca di una ragazza obesa, poco in sintonia col resto del mondo, e con se stessa. Elena ama disegnare, ma non ama il suo corpo e la sua vita, tanto da ridurre tutto ad uno squallido show: ingurgitare cibo di ogni genere.
I problemi legati alla propria identità, alle relazioni sociali e la sfiancante corsa verso la risposta più ambita: "Cosa ci faccio io al mondo?", fanno di lei l'ennesima vittima di un sistema avvelenato, che guarda all'impeccabile e diventa inammissibile. La bella presenza, una forma che sia allettante, e possibilmente un bel culo - grazie!
 
Elena viene descritta come un corpo esagerato, i cui contorni sembrano esplodere da un momento all'altro, tanta è la rabbia e la materia adiposa costretta a convivere in un una cosa sola. E nell'indifferenza e nel giudizio degli altri, spunta dal niente uno scarabocchio capace di muoversi da un muro all'altro e, tanto scemo da rivolgere la parola a quella cicciona sfigata e dark.
Lo scarabocchio diventa metafora di evasione, e incarna nelle sue elementari fattezze (è stato disegnato da una bambina) tutta la complessità dell'età adolescenziale. Abbandonare il muro e staccarsi, verso un mondo ignoto, abitato da esseri piuttosto "strani", che camminano e hanno l'orecchio sempre impegnato. Gli occhi mai.
E parlano, parlano per ore e ore, ma alla fine tutto resta in superficie, come il sistema vuole. Tutto appare e nulla più.
 
Ad arricchire questo agglomerato di desideri e paure, il problema dell'integrazione e le conseguenze delle scelte sbagliate. Così come la difficoltà nel crearsi un ruolo preciso e poi doverlo mantenere, a tutti i costi. Ma a far scorrere le pagine, è la fantasia, che nonostante tutto trova sempre una via di fuga e si sposta, come quello scarabocchio. Di muro in muro, di testa in testa.
 
Perché il nero non è mai "nero e basta", e per staccarti dal muro devi essere pronto a cambiarti.
 
P.S. Complimenti all'autore, nonché amico e collega di molte avventure. Perché tutti hanno avuto un'adolescenza di merda, ma pochi le palle di staccarsi dal muro.
 
 
 

Commenti

  1. carino...cercherò di comprarlo allora ^_^

    RispondiElimina
  2. Sì sì. Te lo consiglio vivamente. ^___^

    RispondiElimina
  3. Autore che non conosco ma che sembra molto molto interessante. Grazie Valentina.

    RispondiElimina
  4. Grazie a te Massimiliano. Lo puoi scoprire a poco a poco anche sul suo blog "Recensioni Ribelli", sempre qui su blogspot. A presto!

    RispondiElimina
  5. Wow, ho seguito il tuo consiglio e sono andato a visitarlo, in effetti ha un blog molto interessante.

    RispondiElimina
  6. Beh sembra interessante, anche perché credo di capire che alla tematica principale ne sono affiancate ben altre, che non necessariamente riguardano l'adolescenza!
    Ciao e un abbraccio! ^_^

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Quel mostro di me

Certi giorni mi vanno stretti, ci sto dentro a metà. Altri mi sembrano grandi come l'oceano. Sguazzo, mi perdo, sto serena. Scrivere Madrepàtria - Racconti dell'umana sorte ha significato molto per me.  Fin dal principio ho capito che quello, era il mio modo di esorcizzare i mostri più radicati nell'anima. Forse scrivere è davvero un atto terapeutico ancor prima che creativo. Ma certi mostri non li puoi cacciare via definitivamente, devi imparare a conviverci.  Questi racconti hanno avuto la forza di tenerli lontano da me, quei mostri, almeno per un po'. Di guardarli con scherno, prima da dentro e poi a distanza di sicurezza. Ma quali sono davvero questi mostri? Cos'è che sto allontanando? Ho paura che si tratti di me.  Di un ruolo sbagliato (così dicono), che ho rincorso a fatica, che poi ho cambiato, che poi ho abbandonato. Mi adatto continuamente, e continuamente non mi ritrovo. Scrivo, metto da parte, allontano i mostri, allont...

Joker, La verità è che ci finiamo tutti.

Credo che il cinema a volte diventi davvero uno stato d'animo che non puoi descrivere.  Come la musica un rumore che non sai cos'è, né da dove provenga, eppure lo ascolti, ti piace, perché ti seduce e ti uccide, e ti salva. Il Joker di Joaquin Phoenix è esattamente questo, una lacrima che scende insieme al trucco, davanti allo specchio. Una risata disperata, che copre il dolore, il male di vivere. La paura di essere derisi, umiliati, e da lì l'esigenza di costruire una grande  menzogna, dove rifugiarsi, accettarsi oppure non farlo mai. Chi lo sa se poi è una scelta, oppure è solo una malattia. "Come ci si finisce qui?" Ci finiscono gli svitati, chi non sa cosa vuole, chi non sa se essere felici o tristi. La verità è che ci finiamo tutti. Perché nessuno sa cosa vuole realmente, e chi lo sa, è destinato ad assaporare il fallimento. Joker è solo l'ennesima vittima del gioco dei ruoli che è la vita. La follia il prezzo da p...

Non chiedermi mai cosa farò da grande

L'ultimo post scritto risale al 15 settembre. Il post più letto è, da praticamente una vita, questo: " Tema: Il mio futuro ". L'ultima volta che mi hanno posto questa domanda, non sapevo che dire.  Nemmeno la prima. Nemmeno adesso. "Cosa vuoi fare da grande?" Della prima volta non ricordo nulla, ma rimpiango senza dubbio la mia leggerezza. Perché davvero una volta planavo sulle cose senza farmi male. Poi è arrivata la prima botta, poi la seconda e via discorrendo. A conti fatti, osso più osso meno, oggi sarei una piccola blatta. O una di quelle lumachine zigrinate tanto carine, che le riconosci subito perché si trascinano dietro tutto il loro mondo, e si fanno un culo tantum  dalla mattina alla sera. Perché poi vanno piano, ma piano piano arrivano. Ho trentadue anni, credo di essere arrivata. Nel senso più brutale del termine. Nel senso che... a un certo punto, in amicizia, con tre cuori e due gattini, fatti i cazzi tuoi! Non...